Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Giuseppe Tango, ha espresso forti preoccupazioni riguardo all’introduzione del Gip collegiale, una misura originariamente prevista dalla legge n. 114 del 2014 e ora rinviata dal governo con un recente decreto legge sulla Giustizia. Tango ha sottolineato come il provvedimento potrebbe causare "danni enormi", in particolare un rallentamento nell’emissione delle misure cautelari, che per loro natura sono urgenti. Questa criticità riguarderebbe soprattutto i reati mafiosi e quelli legati al codice rosso, ambiti dove la tempestività è fondamentale.
La riforma, che prevede il passaggio dal giudice monocratico a un collegio di tre giudici per l’adozione delle misure restrittive della libertà personale, è stata posticipata a marzo 2027. Il rinvio è stato inserito nel decreto legge approvato il 4 giugno dal Consiglio dei ministri, su proposta dei ministeri della Giustizia e dell’Interno. Tango ha inoltre evidenziato che la riforma potrebbe causare una "paralisi" del sistema o la necessità di attingere a risorse da altri settori, non solo quello penale ma persino dai giudici civili del lavoro. Questo scenario, ha aggiunto, creerebbe inefficienze a cascata nell’intero apparato giudiziario.
Rinvio del Gip collegiale: le motivazioni
Il rinvio della riforma, annunciato dal ministro della Giustizia, è motivato dalle criticità negli organici dei giudici per le indagini preliminari (gip).
La carenza di personale è stata segnalata sia dal Consiglio superiore della magistratura (Csm) sia dall’Anm. I dati del Csm indicano che, su un organico complessivo di 803 gip nei vari uffici giudiziari, quelli effettivamente in servizio sono 680. Questa situazione rende complessa l’attuazione immediata della nuova normativa, che richiede la presenza di un collegio di tre giudici per ogni misura cautelare personale, evidenziando una difficoltà strutturale nell'implementazione.
Novità sul fronte dell’esame forense
Oltre al rinvio del Gip collegiale, il decreto legge contiene anche la nuova disciplina dell’esame forense, con l’entrata in vigore immediata delle disposizioni previste dalla legge delega già approvata alla Camera e in discussione al Senato.
Il presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf), Francesco Greco, ha espresso apprezzamento per la misura, affermando che "i futuri candidati avranno a disposizione un quadro di regole certe". Questo aspetto del decreto mira a fornire maggiore chiarezza e stabilità nel percorso di accesso alla professione forense.