Il 23 giugno 2026, nell'aula Bunker di Rebibbia a Roma, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha dato il via alla requisitoria nel processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani. Gli imputati sono accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano tragicamente scomparso in Egitto nel 2016. Colaiocco ha aperto la sua requisitoria con parole dure, affermando: “Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme.

Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia”.

Nel corso del suo intervento, il procuratore ha ulteriormente evidenziato la gravità dei fatti, sottolineando che “ciò che qui si giudica è la tortura protratta come strumento di dominio. E quell’uomo aveva un nome, un volto, una storia: Giulio Regeni, un cittadino italiano, un giovane ricercatore. Un uomo libero”. Il processo mira a fare luce sulle responsabilità dei quattro agenti egiziani, accusati di aver perpetrato il sequestro, le torture e l'omicidio di Regeni, in un procedimento che ha visto numerosi rinvii e complesse decisioni procedurali.

Sviluppi del Processo e Reazioni delle Parti

La sentenza del processo è attesa per l’estate, sebbene non sia escluso un possibile slittamento a settembre.

Nonostante le difficoltà, i genitori di Giulio Regeni, Claudio Regeni e Paola Deffendi, hanno ribadito la loro fiducia nel percorso giudiziario: “Abbiamo fiducia, ce l’abbiamo da sempre”. L’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, ha espresso la determinazione dei suoi assistiti: “Siamo certamente affaticati, ma vicini alla meta, pieni di energia…”.

Durante una delle udienze, è stato nominato un consulente per le difese, e l’8 giugno è previsto il contraddittorio tra le parti. Il procedimento aveva subito una sospensione a ottobre, in attesa della decisione della Consulta, la quale ha stabilito che anche gli eventuali consulenti delle difese degli imputati saranno remunerati dallo Stato italiano, permettendo così la ripresa del processo.

L’avvocata Ballerini ha però segnalato un “clima di paura” che rende difficile l’individuazione di consulenti, con cittadini egiziani che temono di comparire in questo processo. Ha inoltre evidenziato come persino il perito scelto dal Tribunale abbia assunto l’incarico dietro a un paravento, senza mai presentarsi in aula.

Il Contesto Giudiziario e le Difficoltà Operative

Il processo si tiene presso il Tribunale di Roma, all'interno dell’aula Bunker di Rebibbia. La decisione della Consulta sul finanziamento dei consulenti tecnici delle difese da parte dello Stato italiano è stata cruciale per la prosecuzione del procedimento. Le udienze del 23 e 24 giugno sono dedicate interamente alla requisitoria del procuratore aggiunto Colaiocco e alle sue richieste.

Il clima di timore tra i consulenti e i periti coinvolti, come sottolineato dalle parti, evidenzia le persistenti difficoltà operative e le tensioni legate a questo delicato caso.

Questo procedimento penale contro i quattro agenti egiziani rappresenta un momento fondamentale nella ricerca di verità e giustizia per la morte di Giulio Regeni, avvenuta in Egitto nel 2016. Le prossime fasi processuali, con la conclusione della requisitoria e la successiva sentenza attesa nei mesi estivi, sono cruciali per l'esito di questa lunga e complessa vicenda giudiziaria.