Una tragedia ha scosso Cosenza, dove Mohamed Amin Bessioud, un giovane di 25 anni, è deceduto durante una perquisizione condotta dalle forze dell'ordine nella sua abitazione. Il ragazzo, cittadino italiano di origine tunisina, si trovava agli arresti domiciliari per reati legati alla droga e per guida senza patente. La sua morte ha sollevato interrogativi e richieste di chiarezza, con il collettivo La Base Cosenza che ha evidenziato una fragilità psicologica profonda nel giovane, già nota e documentata.

L'intervento, che ha avuto un epilogo fatale, è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza.

I militari erano entrati nell'abitazione dove Mohamed viveva con la madre con l'obiettivo di verificare il rispetto della misura cautelare e l'eventuale presenza di sostanze stupefacenti. Nel corso della perquisizione, gli investigatori hanno riferito di aver rinvenuto circa 100 grammi di hashish nella stanza del 25enne. Dopo il ritrovamento della sostanza, Mohamed Amin Bessioud sarebbe stato ammanettato. Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, a quel punto il giovane avrebbe spintonato uno dei carabinieri per poi lanciarsi dal balcone. Trasportato d'urgenza in ospedale dal personale del 118, è deceduto poco dopo a causa delle gravi ferite riportate.

La reazione dei collettivi e la manifestazione per la giustizia

La notizia della morte di Mohamed ha generato profonda indignazione, portando il collettivo La Base Cosenza a diffondere una nota in cui si parla di “un'altra vita spezzata, un'altra tragedia che lascia sconvolti e pieni di rabbia”. Il collettivo ha denunciato come Mohamed fosse abbandonato dal sistema sociale prima e schiacciato dalla paura poi. Per chiedere verità e giustizia sulla vicenda, è stata annunciata una manifestazione di protesta. L'appuntamento è fissato per il pomeriggio di lunedì 27 luglio, alle ore 18.30, con partenza da via dei Mille, proprio sotto la casa del ragazzo. “Pretendiamo che sia fatta immediata e totale chiarezza su quanto accaduto e su ogni responsabilità.

Mohamed meritava ascolto, supporto e protezione, non un epilogo simile. Per lui e per la sua famiglia pretendiamo giustizia”, si legge nella dichiarazione del movimento.

Le accuse della famiglia e gli accertamenti in corso

La madre di Mohamed, pur confermando che il figlio si è gettato volontariamente, ha contestato fermamente il contesto in cui è maturata la tragedia. La donna ha riferito che il figlio soffriva di depressione, aggravata dalla morte del padre, e che era particolarmente intimorito dai controlli delle forze dell'ordine. Ha dichiarato che Mohamed si sentiva tormentato da uno dei militari e ha annunciato l'intenzione di presentare un esposto attraverso i propri legali, oltre a informare il Consolato tunisino.

Nel suo racconto, la madre ha affermato che durante la perquisizione le sarebbe stato impedito di entrare nella camera del figlio e che, dopo la caduta, sarebbe stata trattenuta in casa senza poterlo raggiungere prima dell'arrivo dei soccorsi. Il legale della famiglia, Alessandro Osvaldo Rocca, ha aggiunto che il giovane “probabilmente ha avuto una crisi di panico” e che da mesi stava attraversando un periodo di forte difficoltà personale, aggravato dalla separazione dalla compagna. Sulla vicenda sono ora attesi gli accertamenti dell'autorità giudiziaria, che dovranno ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante la perquisizione e verificare le circostanze della morte del 25enne.