Dopo gli scontri avvenuti ieri sera, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha affidato a una lettera aperta alla città la sua posizione sugli eventi che hanno coinvolto due diverse piazze del capoluogo emiliano.
Il messaggio del sindaco
"Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto.
E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica".
Con queste parole Lepore ha distinto il momento di partecipazione pacifica da quanto accaduto durante gli scontri, ribadendo il richiamo al rispetto dello stato di diritto e della comunità democratica.
La manifestazione in piazza Nettuno
Il presidio, convocato dal sindaco di Bologna Matteo Lepore del Partito Democratico, si era svolto inizialmente in maniera pacifica. La piazza Nettuno, accanto a piazza Maggiore, si era riempita di persone per chiedere giustizia per la morte di Fakir.
Durante la manifestazione si erano susseguiti alcuni interventi, tra cui quello della nipote della vittima. Successivamente era partito un corteo con striscioni che chiedevano giustizia, fotografie di Fakir, immagini del momento della morte e bandiere del Marocco.
Gli scontri con la polizia
A un certo punto un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove erano presenti gli agenti schierati. Dopo alcuni momenti di tensione sono iniziati gli scontri.
Alcuni partecipanti hanno lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con idranti e fumogeni. Gli agenti hanno utilizzato anche scudi e manganelli per allontanare le prime file dei manifestanti.
Nel corso degli scontri sono state incendiate due automobili e sono rimaste ferite 11 persone: sei agenti e cinque manifestanti. Nessuno ha riportato ferite gravi.
I disordini in centro
Dopo gli scontri davanti alla prefettura, i manifestanti si sono allontanati dall'area e sono tornati verso via Ugo Bassi, la strada che collega con piazza Nettuno, dove era iniziato il corteo pacifico.
Qui è stata creata una barricata con biciclette e transenne e sono stati lanciati altri oggetti, tra cui sedie prelevate dai locali della zona. La polizia ha risposto con ulteriori interventi con idranti e lacrimogeni.
I disordini sono proseguiti fino a dopo la mezzanotte, concentrandosi soprattutto all'incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza. In quella zona sono state incendiate due automobili del Comune di Bologna e sono state danneggiate diverse biciclette del servizio di sharing comunale.
Le reazioni politiche
Dopo gli scontri, il sindaco Matteo Lepore è stato criticato da esponenti della destra per aver convocato la manifestazione. Tra questi anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che lo ha accusato di aver voluto "trasformare una tragedia in una polemica".