È stata fissata per il 24 settembre l’udienza preliminare a Milano sul caso della morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto il 24 novembre 2024. Il procedimento vede coinvolti otto imputati, tra cui il carabiniere Antonio Lenoci e Fares Bouzidi, amico della vittima e conducente dello scooter su cui viaggiava Ramy.

Lenoci, alla guida dell’auto dei carabinieri che inseguì lo scooter per otto chilometri, è accusato di omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Bouzidi, invece, risponde di concorso in omicidio stradale.

Altri sei carabinieri sono imputati a vario titolo per favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy, accusa quest’ultima che coinvolge anche Lenoci.

Tra le parti offese indicate figurano i familiari di Ramy, lo stesso Bouzidi e, per l’accusa, il Ministero della Giustizia. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dai pubblici ministeri Giancarla Serafini e Marco Cirigliano con l’aggiunto Paolo Ielo, è stata inoltrata lo scorso aprile, dopo che l’inchiesta aveva già attraversato due chiusure indagini con modifiche delle imputazioni.

Le accuse ai conducenti

Al carabiniere Lenoci viene contestato di aver mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga”, compiendo una “manovra particolarmente avventata”.

I pubblici ministeri sostengono che, pur agendo “nell’adempimento di un dovere”, abbia “ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge”, con una “condotta di guida sproporzionata”. Tale condotta sarebbe stata eccessiva anche in relazione alla “necessità” di bloccare lo scooter, considerando che la targa del TMax era già stata comunicata via radio. Ramy morì in seguito all’urto tra il lato posteriore destro del TMax e la “fascia anteriore del paraurti” dell’auto dei carabinieri, con il conseguente schianto finale all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

Anche Bouzidi è accusato di omicidio stradale in concorso. Durante la fuga, avrebbe guidato senza patente, a tratti contromano e con picchi di velocità superiori ai 120 km/h.

La sua condotta è considerata un fattore determinante nel tragico epilogo.

Le contestazioni agli altri carabinieri

I sei carabinieri coinvolti sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso. L’inchiesta ha rivelato che alcuni militari avrebbero costretto testimoni a cancellare video dell’incidente e avrebbero falsificato i verbali. Tra le omissioni contestate vi è la mancata menzione di dettagli cruciali come la presenza di una dashcam e di una bodycam, che avevano ripreso l’inseguimento, e lo “schiacciamento” del corpo di Ramy. Inoltre, nel verbale d’arresto di Bouzidi per resistenza, invece di menzionare l’urto, avrebbero scritto che lo scooter “scivolava a causa del sovrasterzo”, circostanza smentita dalle ricostruzioni della Polizia Locale, dalle immagini e dalla consulenza dell’esperto dei pm.

Il percorso giudiziario

Spetterà ora alla gup Tiziana Landoni decidere se rinviare a giudizio gli otto imputati, aprendo così la fase processuale. L’udienza preliminare sarà un momento cruciale per definire il futuro giudiziario delle persone coinvolte in questa complessa vicenda.