Un importante incidente probatorio si è tenuto a Genova il 6 luglio 2026, focalizzato sulla tragica morte di Elton Bani, il quarantunenne di origine albanese deceduto il 17 agosto 2025. L’uomo perse la vita dopo essere stato colpito dal taser di due carabinieri a Sant’Olcese, nell’entroterra genovese. L’udienza ha visto la deposizione di due vicini di casa della vittima davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando, nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati quattro militari dell’Arma.
Il primo testimone, un trentanovenne senegalese, ha fornito una ricostruzione dettagliata degli eventi, avendo seguito i carabinieri fino all’androne del palazzo dove Bani è morto.
La sua testimonianza ha smentito alcune versioni iniziali, affermando con chiarezza: “Elton Bani non ha tentato di disarmare un carabiniere e non è vero che il primo colpo è andato a vuoto”. Il teste ha descritto la sequenza dei colpi di taser, precisando che Bani fu colpito già dalla prima scarica. Una seconda scarica avrebbe raggiunto sia l’uomo che uno dei militari, mentre la terza sarebbe andata a vuoto. Il quarto e ultimo colpo, secondo la sua deposizione, avrebbe colpito Bani alla schiena mentre si trovava già a terra.
Le testimonianze chiave e lo stato delle indagini
Un secondo testimone, colui che aveva allertato l’ambulanza il giorno dell’accaduto, ha riferito che Bani “era agitato, ma non violento”.
Ha raccontato di avergli offerto dell’acqua, dopo la quale l’uomo si era apparentemente calmato. All’arrivo della prima pattuglia del radiomobile, la situazione era descritta come “tranquilla”. Attualmente, due carabinieri sono indagati per omicidio colposo e falso ideologico. I loro due colleghi di pattuglia sono invece indagati per il solo reato di falso ideologico, in relazione ai fatti di Sant’Olcese.
L’incidente probatorio, durato circa tre ore, ha visto il primo testimone rispondere alle domande del giudice, della pubblica ministera Paola Calleri, dei difensori dei militari (gli avvocati Mario Iavicoli e Giulia Liberti), e dell’avvocato Cristiano Mancuso, che assiste il fratello della vittima.
Gli atti relativi a questa fase cruciale dell’indagine sono ora a disposizione della procura. Sarà compito della pubblica ministera valutare la necessità di ulteriori accertamenti prima di procedere alla chiusura delle indagini e definire le posizioni dei quattro carabinieri coinvolti nella vicenda.
Il contesto dell’intervento e le procedure
I fatti si sono consumati a Sant’Olcese, una località situata nell’area metropolitana di Genova. Il taser è uno strumento in dotazione alle forze dell’ordine italiane, il cui impiego è previsto in specifiche situazioni operative per immobilizzare soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi. L’utilizzo di tale dispositivo da parte dei carabinieri è regolato da precise procedure operative, che ne consentono l’impiego solo in presenza di una minaccia concreta all’incolumità degli operatori o di terzi.
In circostanze in cui l’uso del taser comporti la morte o il ferimento di una persona, la normativa vigente prevede l’apertura di un’indagine per accertare la dinamica esatta dei fatti e le eventuali responsabilità degli operatori coinvolti.
L’incidente probatorio costituisce uno strumento fondamentale previsto dal codice di procedura penale, volto a cristallizzare le testimonianze e gli elementi probatori ritenuti di rilevanza cruciale per l’indagine. La decisione finale riguardo le posizioni dei militari indagati spetterà alla procura, che analizzerà scrupolosamente tutti gli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari per giungere a una conclusione.