La Sezione centrale del controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha dichiarato "non vi è luogo a pronuncia" sul commissariamento della sanità in Calabria. La decisione, comunicata il primo agosto 2026, conferma che la delibera del Consiglio dei ministri per l’uscita della regione dal regime straordinario non ha incontrato rilievi. La Sezione di controllo, infatti, non ha registrato né annullato l'atto, non sollevando ostacoli giuridici alla fine del commissariamento.
La posizione della Corte dei Conti sul commissariamento
È stato chiarito che la delibera per la fine del commissariamento della Regione Calabria per la sanità non necessita del "via libera" preventivo della Corte dei conti. La Corte stessa aveva precisato a Palazzo Chigi, citando un precedente significativo, che in fattispecie analoghe il visto non è indispensabile. Il caso menzionato è quello della Regione Lazio, che nel 2020 concluse il suo commissariamento, durato dodici anni, senza visto della Corte.
Inizialmente, il decreto relativo alla situazione calabrese era stato trasmesso a Palazzo Chigi alla Corte dei conti il 9 giugno per una verifica di legittimità. Tuttavia, la Corte aveva espresso una risposta negativa, evidenziando diverse criticità ancora irrisolte, tra cui la complessa questione del piano di rientro del debito sanitario.
Questa fase aveva generato un dibattito acceso e diverse polemiche, in particolare dalle opposizioni.
Il precedente del Lazio e la procedura di Palazzo Chigi
A seguito del riscontro negativo, Palazzo Chigi ha modificato il proprio approccio. Il 24 giugno, ha ritirato la richiesta di visto precedentemente inoltrata alla Corte dei conti, rendendo la delibera immediatamente operativa. La decisione è scaturita dall'impegno politico della Regione Calabria di recepire integralmente le osservazioni del Ministero della Salute per l'integrazione del piano sanitario. La Corte stessa aveva evidenziato a Palazzo Chigi una discordanza rispetto a precedenti simili, come il caso del Lazio, mettendo in discussione la necessità di un visto preventivo.
La Corte aveva manifestato l'intenzione di valutare la soggezione dell'atto a visto preventivo. Di fronte a tale prospettiva e ai precedenti, Palazzo Chigi ha scelto di non proseguire le attività istruttorie, riconoscendo che l'atto non era sottoponibile a visto obbligatorio, permettendo così di rendere operativa la delibera.
L'impegno della Regione Calabria e la conclusione
La mancata pronuncia formale della Corte dei conti sulla delibera conferma che l'atto non richiedeva un visto obbligatorio. La Regione Calabria, con l'impegno di integrare il piano sanitario secondo le indicazioni ricevute, ha permesso al Consiglio dei ministri di deliberare l'uscita dal commissariamento. L'assenza di rilievi da parte della Corte segna la conclusione della fase commissariale per la sanità calabrese, inaugurando una nuova gestione ordinaria del settore.