Un presidio di solidarietà si è tenuto a Napoli il 26 agosto 2026, promosso da Mediterranea Saving Humans in supporto alla Ong tedesca Sea Watch. L'iniziativa ha acceso i riflettori sulla situazione della nave Sea Watch 5, bloccata nel porto partenopeo dal 17 agosto. Il fermo è scattato dopo che l'imbarcazione ha soccorso sei persone e ritrovato otto cadaveri nel Mediterraneo centrale. Il Ministero dell’Interno italiano ha imposto un fermo amministrativo di quarantacinque giorni e una sanzione di 7.500 euro, motivando i provvedimenti con presunte violazioni delle norme sulle operazioni di ricerca e soccorso in mare, in particolare la mancata cooperazione con le autorità libiche.
Un portavoce della Sea Watch 5 ha denunciato la situazione, affermando che "mentre le persone annegano cercando rifugio, l'Italia ci criminalizza per aver fatto ciò che è legale e umano. Il salvataggio in mare non è un crimine". L'equipaggio della nave rimane a bordo, con l'accesso alla banchina interdetto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che le operazioni di salvataggio in mare devono essere coordinate dagli Stati competenti, non dalle organizzazioni non governative. La Ong Sea Watch ha prontamente replicato, specificando di aver informato le autorità italiane e altri Paesi europei, ma di non aver cooperato con quelle libiche. Queste ultime sono state definite un “centro di coordinamento fantoccio” che, a loro dire, legittimerebbe i trafficanti, i quali avrebbero persino puntato fucili contro l'imbarcazione, intimando l'allontanamento.
Le ragioni della protesta e il diritto internazionale
Al presidio nel porto di Napoli hanno aderito anche rappresentanti di Emergency, unendosi a Mediterranea Saving Humans. Laura Marmorale, presidente nazionale di Mediterranea Saving Humans, ha accusato: "La colpa principale di Sea Watch è quella di aver soccorso delle persone". Marmorale ha duramente criticato le politiche migratorie del governo Meloni e dei Paesi europei, sottolineando come la contestazione principale mossa alla nave riguardi proprio il mancato coordinamento con la guardia costiera libica. "Una richiesta per noi impossibile proprio alla luce dell’applicazione del diritto internazionale", ha dichiarato, "che resta la stella polare per la tutela dei diritti umani.
Ogni imbarcazione è obbligata a prestare un soccorso dinanzi a una situazione di difficoltà".
Contesto del fermo e appello dei manifestanti
Il fermo amministrativo e la sanzione sono stati applicati in base alle normative italiane che disciplinano le operazioni di soccorso in mare, le quali impongono l’obbligo di coordinamento con le autorità statali competenti. L’attracco della Sea Watch 5 a Napoli, avvenuto il 17 agosto, ha seguito lo sbarco di sei migranti, tra cui tre minori non accompagnati. Durante la manifestazione di solidarietà, i partecipanti hanno esposto diversi striscioni, tra cui uno che recitava: “Noi proteggiamo le persone e non i confini”, un chiaro messaggio contro le attuali politiche di gestione dei flussi migratori.