Cinque ciclisti sono rientrati a Trieste dopo un viaggio di 600 km sulla rotta balcanica, percorso dal 10 al 19 agosto. Partiti da Trieste, con prima tappa a Tuzla, in Bosnia-Erzegovina, hanno documentato la condizione dei migranti diretti verso l'Italia e l'Europa.
Il progetto, Re(mi)gratia, mirava a documentare le condizioni di chi tenta di entrare nell’Unione Europea. I partecipanti hanno incontrato associazioni di accoglienza e raccolto testimonianze. Fabio Dal Pan, uno dei ciclisti, ha spiegato: “Abbiamo scelto la stessa strada che tanti compiono per cercare di arrivare in Italia e in Europa”.
Il percorso tra Trieste, Fiume, Bihać e Tuzla
L'itinerario da Trieste ha ripercorso parte della Rotta balcanica, attraversando Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina. Il gruppo ha incontrato realtà attive: a Trieste, Gianfranco Schiavone (ICS); a Fiume, Damir Selimovic (Caritas); a Bihać, volontarie di No Name Kitchen e una rappresentante del Jesuit Refugee Service.
Sono emerse discriminazione, odio, respingimenti, violenze e lunghe attese alle frontiere. Il gruppo ha confrontato il proprio passaggio in bici, con documenti validi, con la situazione di chi percorre la stessa strada senza libertà di movimento, costretto a ripetere tentativi per mesi o anni.
Le testimonianze raccolte lungo la rotta
A Tuzla, l'incontro con Nihad Suljic dell’associazione Djeluj, impegnata nel lavoro sociale e nell’assistenza ai migranti, è stato cruciale. Tuzla, nel racconto, connette le migrazioni alle memorie e alle conseguenze della woj.