A Milano, il 17 settembre 2026, si è svolta un'udienza cruciale che vede coinvolto uno dei tre giovani accusati di aver aggredito un rabbino. Fuori dall'aula delle direttissime, dove si sta tenendo il procedimento per il fratello arrestato, il giovane ha rilasciato dichiarazioni che gettano nuova luce sull'episodio. Il caso, inizialmente riportato con un'accusa di rapina, si è ora precisato come un arresto per lesioni. Tuttavia, tra i reati contestati, emerge con forza l'elemento dell'odio razziale, con un'indagine in corso per propaganda e istigazione a delinquere basata su motivi di discriminazione razziale o religiosa.
Il giovane ha categoricamente respinto l'accusa di razzismo, pronunciando la frase: "Non siamo razzisti". Ha inoltre contestato apertamente la descrizione dell'aggressione fornita nella denuncia, sostenendo che le immagini catturate dalle videocamere di sorveglianza mostrerebbero una sequenza di fatti differente da quella riportata. In particolare, ha negato con decisione che siano stati sferrati pugni o colpi all'inguine della vittima. Con un tono che suggerisce un tentativo di riconciliazione, ha aggiunto che, qualora avesse l'opportunità di incontrare il rabbino, gli esprimerebbe le sue scuse, dicendo: "se ti abbiamo fatto un danno, perdonaci".
L'aggressione e il quadro accusatorio
L'episodio al centro dell'attenzione è avvenuto nel pomeriggio del 16 settembre 2026, quando un rabbino sessantenne è stato aggredito in piazzale delle Bande Nere, a Milano.
La vittima si trovava in attesa dell'autobus della linea 67. Le indagini della polizia hanno portato all'arresto di un ventenne di nazionalità tunisina, identificato come il responsabile del calcio sferrato al religioso. Parallelamente, sono stati denunciati a piede libero altri due giovani: il fratello ventunenne dell'arrestato e un diciannovenne di origine marocchina.
A tutti e tre i soggetti coinvolti è contestato il grave reato previsto dall'articolo 604 bis del codice penale. Tale articolo sanziona specificamente la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. È importante sottolineare che il fratello dell'arrestato, autore delle dichiarazioni fuori dall'aula, risulta anch'egli indagato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale o religiosa.
Questa accusa si affianca al procedimento principale per lesioni che riguarda direttamente il fratello attualmente in stato di arresto.
La ricostruzione dei fatti alla fermata
La ricostruzione investigativa dettagliata colloca l'aggressione intorno alle ore 16:30 del 16 settembre. Il rabbino, una figura di riferimento per la sede della Comunità ebraica di via Soderini, stava aspettando l'autobus nella trafficata zona di Bande Nere. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i tre giovani avrebbero iniziato a rivolgere insulti al religioso, utilizzando frasi sia in lingua araba che in italiano. Durante l'alterco, l'attenzione degli aggressori si sarebbe concentrata anche sul copricapo tradizionale indossato dal rabbino, che avrebbero tentato di sfilargli dalla testa con forza. Questo dettaglio rafforza l'ipotesi di una motivazione discriminatoria alla base dell'aggressione, elemento chiave nelle indagini in corso.