A Milano, un recente sviluppo nel caso dell’aggressione a un rabbino ha visto l’introduzione tra i reati contestati anche la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale o religiosa. Questa nuova contestazione emerge nel quadro di un procedimento che vede coinvolti tre giovani. Uno degli accusati, indicato come indagato, ha fermamente respinto le accuse di razzismo e ha negato di aver colpito fisicamente il rabbino. La sua dichiarazione è stata rilasciata fuori dall’aula della direttissima, dove si è svolta l’udienza.

Il giovane ha categoricamente affermato: “Non siamo razzisti”. Ha inoltre sostenuto che la descrizione fornita nella denuncia non corrisponde alla dinamica reale degli eventi, la quale, a suo dire, emergerebbe chiaramente dalle immagini delle videocamere di sorveglianza. “Hanno descritto un film”, ha dichiarato, escludendo categoricamente l’uso di pugni, calci e colpi all’inguine. In un gesto di possibile riconciliazione, ha aggiunto che, in caso di incontro con il rabbino, gli stringerebbe la mano e gli chiederebbe perdono qualora gli fosse stato arrecato un danno.

Il contesto giudiziario e le accuse

L’elemento centrale di questo procedimento è la contestazione relativa ai motivi di discriminazione razziale o religiosa, che grava sulla posizione di uno dei tre giovani accusati dell’aggressione al rabbino a Milano.

L’intervento del giovane indagato è avvenuto in concomitanza con l’udienza in direttissima del fratello, il quale è stato arrestato. L’arresto del fratello, contrariamente a quanto inizialmente comunicato, riguarda l’ipotesi di lesioni e non quella di rapina, un dettaglio che chiarisce la natura delle accuse a suo carico.

Il quadro giudiziario attuale si articola quindi su due fronti distinti: da un lato, l’udienza per il fratello, arrestato per lesioni; dall’altro, la posizione del giovane indagato anche per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale o religiosa. Mentre la ricostruzione accusatoria descrive un’aggressione al rabbino, la difesa verbale, espressa fuori dall’aula, contesta con forza sia l’intenzione razzista sia la violenza fisica dettagliata nella denuncia.

La dinamica dell'aggressione in Piazzale Bande Nere

L’episodio che ha dato origine a questo caso si è verificato nel pomeriggio di mercoledì 16 settembre 2026, intorno alle ore 17:30. La scena dell’aggressione è stata Piazzale Bande Nere, situato nella zona ovest di Milano, in prossimità del quartiere ebraico. La vittima è un rabbino sessantenne, membro della comunità ebraica milanese. Secondo la ricostruzione, l’uomo stava attendendo l’autobus quando sarebbe stato accerchiato da tre individui. Questi lo avrebbero prima offeso e poi spintonato con violenza, causandone la caduta a terra.