Ad Ancona, il questore Cesare Capocasa ha emesso oltre 2.000 misure di prevenzione in cinque anni. Questi provvedimenti amministrativi sono diretti a soggetti considerati socialmente pericolosi e si inseriscono in una più ampia strategia di prevenzione della criminalità.
Le misure di prevenzione personali, di natura amministrativa, si basano su indizi che suggeriscono la potenziale inclinazione di un individuo a comportamenti illeciti. Il sistema giuridico italiano adotta un doppio binario: accanto alle tradizionali attività investigative, che possono condurre a misure cautelari personali e reali, si affiancano le misure di prevenzione, sia personali che patrimoniali.
Nate inizialmente per contrastare la criminalità mafiosa, queste ultime sono oggi applicate anche per prevenire condotte violente o considerate socialmente pericolose.
La strategia di prevenzione
L'attività condotta ad Ancona si inserisce nella strategia della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. Questa strategia mira a un uso coordinato ed efficace degli strumenti di prevenzione, fornendo indirizzi operativi e supporto agli uffici territoriali per garantire una risposta tempestiva e uniforme a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Tra le misure di prevenzione personali previste dal cosiddetto Codice antimafia, quelle applicabili direttamente dal questore includono l'avviso orale e il foglio di via obbligatorio.
La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, invece, è di competenza dell'autorità giudiziaria. Tali provvedimenti sono rivolti a individui che rientrano nelle categorie di pericolosità sociale definite dalla normativa specifica.
Il quadro normativo
Il riferimento normativo principale è il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, noto come Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Questo testo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2011, supplemento stra.