Il Tribunale collegiale di Rimini ha emesso una sentenza di condanna in primo grado nei confronti di Emanuele Bucca, un noto arbitro internazionale di scherma, originario di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. L'uomo è stato riconosciuto colpevole delle gravi accuse di molestie sessuali e condannato a due anni e quattro mesi di reclusione. I fatti contestati si riferiscono a un episodio avvenuto durante i Campionati Italiani Cadetti e Giovani di scherma, una prestigiosa manifestazione sportiva che si è svolta a Riccione nel 2021, e hanno coinvolto un'atleta che all'epoca dei fatti era ancora minorenne, avendo appena sedici anni.
L'episodio al centro del procedimento giudiziario risale con precisione al 13 maggio 2021. La ricostruzione dettagliata degli eventi colloca l'accaduto all'interno di una stanza d'albergo a Riccione, proprio nell'alloggio in cui la giovane atleta risiedeva per partecipare alla competizione nazionale. Le accuse indicano che Bucca avrebbe approfittato della situazione di solitudine, trovandosi da solo con la ragazza nella camera. La sedicenne, tuttavia, avrebbe reagito con prontezza e fermezza, respingendo gli approcci sessuali indesiderati e decidendo, subito dopo, di riferire l'intera e spiacevole vicenda ai propri genitori, che hanno poi sporto denuncia.
La sentenza di primo grado e le richieste in aula
La condanna è stata pronunciata il 17 settembre 2026 presso il Tribunale di Rimini, al culmine di un processo che ha visto contrapporsi diverse posizioni e richieste. Durante le fasi dibattimentali, il sostituto procuratore Luca Bertuzzi aveva sostenuto la necessità di una pena significativamente più severa per l'imputato, richiedendo ben cinque anni di reclusione, in considerazione della gravità e della natura dei fatti contestati. La difesa di Bucca, al contrario, aveva fermamente sostenuto l'innocenza del proprio assistito, chiedendo l'assoluzione completa da ogni accusa. È importante sottolineare che la sentenza attuale rappresenta un verdetto di primo grado e si riferisce specificamente al capo d'imputazione esaminato e valutato dal collegio giudicante riminese, lasciando aperte le possibilità di ricorso.
La dettagliata ricostruzione processuale, basata sulle testimonianze e sugli atti disponibili, ha delineato un quadro preciso delle condotte attribuite all'arbitro. Bucca avrebbe tentato più volte di baciare la giovane atleta, l'avrebbe invitata in modo insistente a stendersi sul letto e avrebbe compiuto atti di toccamento nelle parti intime della ragazza. La giovane, dimostrando grande coraggio e determinazione, sarebbe riuscita a reagire con decisione, allontanandosi e sottraendosi così alle attenzioni non volute e agli abusi.
Risarcimenti e parti civili
Il procedimento ha visto anche la costituzione di parti civili, a tutela degli interessi delle vittime e delle istituzioni coinvolte, un aspetto fondamentale in casi di questa natura.
Alla ragazza e alla sua famiglia è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di 21 mila euro, a titolo di indennizzo per i danni morali e materiali subiti a seguito dell'episodio. Anche la Federscherma, l'organo di governo della scherma italiana, si è costituita parte civile nel processo, con una richiesta simbolica di un euro. Il legale della Federazione, Guido Settimj, ha chiarito la motivazione di tale azione: "L'obiettivo dell'azione legale non è l'arricchimento economico", ha spiegato, "ma piuttosto la riaffermazione dei principi etici e la tutela dell'immagine e dell'integrità del mondo sportivo, in particolare per quanto riguarda la protezione dei giovani atleti."
È stato inoltre evidenziato, nel corso del procedimento, un precedente disciplinare a carico di Emanuele Bucca, che in passato era già stato oggetto di provvedimenti. In qualità di arbitro siciliano di sciabola, Bucca aveva ricevuto una sospensione di 30 giorni da parte della Federscherma, in seguito a un'accusa di molestie avanzata da una giovane aspirante ἁ