A Bari, il 1 settembre 2026, una nipote di Filippo Scavo protesta contro l’ordinanza comunale che impone la rimozione degli arredi non autorizzati dalle tombe nei cimiteri monumentale e di Carbonara. La giovane lega la sua contestazione alla cura della sepoltura dello zio. Per la famiglia, ha dichiarato, «portare fiori e mantenere ordinato il luogo della sepoltura è l'unica cosa che ci rimane».
Filippo Scavo, 43 anni, fu assassinato nella discoteca Divine Follie di Bisceglie, in una faida tra i clan Strisciuglio e Capriati. La nipote ha espresso disappunto per l'impossibilità di curare la tomba con fiori freschi o un prato adeguato, attività ora precluse.
Ha criticato organi di stampa, accusandoli di diffondere notizie negative e di usare il nome dello zio come «palcoscenico» per «visualizzazioni o apprezzamenti». La famiglia, ha sottolineato, vive un dolore privato e ha già sopportato molto.
Il diritto a una sepoltura dignitosa
La giovane ha sostenuto che le modalità della morte del 43enne non debbano compromettere il diritto fondamentale a una «degna sepoltura». Ha richiamato il confronto con altre tombe, definite «più evidenti», affermando il diritto di curare e arricchire la sepoltura dei propri familiari. La protesta si concentra sugli arredi e le decorazioni della tomba, come fiori freschi e il prato, considerati gesti essenziali legati al ricordo familiare.
L'ordinanza del Comune di Bari, emessa a seguito di verifiche su installazioni non autorizzate nei cimiteri, impone la rimozione di elementi come panchine, gigantografie, prati sintetici e altre decorazioni. Il provvedimento mira a ripristinare ordine e decoro, riguardando oggetti e strutture oltre gli spazi concessi. Tali misure rientrano in direttive più ampie per la gestione e salvaguardia degli spazi cimiteriali.