Un uomo di 53 anni, di nazionalità straniera, è stato fermato e successivamente arrestato dai Carabinieri a Venezia. L'intervento è scattato a seguito dell'attivazione del braccialetto elettronico che l'uomo era obbligato a indossare, collegato a una stringente misura restrittiva. L'episodio che ha portato all'arresto si è verificato il 28 agosto 2026 nel cuore del centro storico veneziano, ma la notizia è stata diffusa solo il 1 settembre 2026. Il cinquantatreenne era, infatti, sottoposto già dal mese di luglio a un severo divieto di avvicinamento nei confronti di una donna, identificata come persona offesa.
Tale provvedimento imponeva non solo l'obbligo di mantenere una distanza minima di 1.000 metri dalla donna, ma anche un esplicito divieto di dimora nel Comune di Venezia.
È stato precisato che tra l'uomo e la donna, oggetto della misura cautelare, non sussisteva alcun legame affettivo o di parentela. L'allarme è scattato quando il dispositivo elettronico ha segnalato la violazione delle distanze imposte. Immediatamente, un operatore della Centrale Operativa dei Carabinieri ha proceduto alla geolocalizzazione del cinquantatreenne, individuandone la posizione. Senza perdere tempo, è stata inviata sul posto una pattuglia della Sezione Operativa e Radiomobile. L'intervento tempestivo dei militari ha permesso di bloccare l'uomo a circa 200 metri dall'abitazione della persona offesa, scongiurando così la possibilità di un contatto diretto e potenzialmente pericoloso con la donna.
L'intervento e il fermo grazie al braccialetto elettronico
Il braccialetto elettronico, strumento fondamentale per il monitoraggio, ha emesso un segnale di allarme non appena l'uomo si è avvicinato alla zona dalla quale gli era tassativamente imposto di mantenersi a distanza. La Centrale Operativa dei Carabinieri ha monitorato costantemente la localizzazione del dispositivo, seguendo in tempo reale gli spostamenti del soggetto. A fronte di questa evidente violazione, è stato immediatamente disposto l'intervento di una pattuglia. L'operazione di controllo si è conclusa con il fermo del cinquantatreenne nel cuore del centro storico di Venezia, in un punto significativamente più vicino all'abitazione della donna rispetto ai 1.000 metri stabiliti dal provvedimento restrittivo.
A seguito dell'arresto, l'uomo è stato sottoposto a giudizio per direttissima. Il processo si è svolto il 29 agosto 2026, il giorno successivo al fermo. In quella sede, il cinquantatreenne è stato condannato a sei mesi di reclusione per aver palesemente violato il divieto di avvicinamento impostogli. Non solo, ma in considerazione del più grave reato di stalking, per il quale era già indagato, è stata disposta nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere, evidenziando la serietà delle accuse e la necessità di tutelare la persona offesa.
Il contesto normativo del divieto di avvicinamento
Il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa costituisce una delle misure cautelari fondamentali previste dal codice di procedura penale italiano.
Nell'ambito del quadro normativo specificamente elaborato per contrastare la violenza domestica e di genere, la trasgressione di provvedimenti quali l'allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento è configurata come una specifica fattispecie di reato. La legislazione vigente, inoltre, promuove e indica un ricorso sempre più estensivo a procedure di controllo che impiegano mezzi elettronici o altri strumenti tecnici avanzati, come appunto il braccialetto elettronico, per garantire l'effettiva applicazione di tali misure e la sicurezza delle vittime.
Le disposizioni collegate alla legge n. 168 del 2023,