Palermo, 3 settembre 2026. L'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha presieduto in Cattedrale la solenne celebrazione eucaristica in occasione del 44esimo anniversario dell'eccidio mafioso che costò la vita al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, alla sua consorte Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo. Durante la funzione, Lorefice ha profondamente richiamato il significato civile e religioso della memoria, esortando a trasformarla in un impegno concreto e inequivocabile contro la mafia e contro ogni forma di disgiunzione tra la commemorazione degli eventi passati e la responsabilità personale nel presente.
Il cuore del messaggio dell'arcivescovo ha posto in evidenza il rischio tangibile di una memoria che si riduce a mero rito formale. Lorefice ha energicamente denunciato la sconfitta insita nel radunarsi per onorare i martiri della giustizia e del bene, per poi fare ritorno alle proprie case "uguali" a prima, senza un cambiamento interiore. Ha additato come un vero e proprio tradimento il gesto di deporre fiori senza che la propria esistenza diventi, con la vita di ogni giorno, un'autentica compagnia e un prolungamento dell'azione di coloro che sono stati ricordati. Nel suo toccante intervento, la figura di Dalla Chiesa è stata presentata come un esempio luminoso, capace di "parlare con la vita" stessa, fino al supremo dono di sé per gli ideali in cui credeva.
Il richiamo alla coerenza contro la mafia
L'arcivescovo Lorefice ha categoricamente definito la mafia come "una perversa e subdola struttura di peccato", indicando nella coerenza delle proprie azioni e nell'adesione ai più alti valori umani e civili gli unici e imprescindibili strumenti per contrastarla efficacemente. Il riferimento al generale-prefetto ha abbracciato l'intero percorso pubblico di Carlo Alberto Dalla Chiesa, dalla sua incisiva azione nel contrasto al terrorismo, fino alla strenua lotta alla criminalità organizzata condotta in Sicilia, culminata nel tragico sacrificio compiuto per mano mafiosa. La sua vita è un monito e un modello di dedizione allo Stato e alla legalità.
Nella ricostruzione offerta durante la messa, Dalla Chiesa è stato ricordato come un uomo profondamente "a contatto con la realtà di ogni giorno", sempre vicino ai più modesti, agli umili e ai probi, con l'intento di difenderli e tutelarli dall'oppressione dei "cattivi".
Lorefice ha poi sapientemente collegato questo ricordo al messaggio del Vangelo e al servizio disinteressato del bene comune e della libertà, richiamando l'immagine suggestiva della vita del generale come una "barca capace di prendere il largo", simbolo di coraggio e di un orizzonte di speranza.
Il contesto pubblico dell’arcivescovo
Il pronunciamento in Cattedrale si inserisce significativamente nei giorni del decennale dell'insediamento di Corrado Lorefice alla guida della diocesi palermitana. In questo ampio contesto, l'arcivescovo ha affrontato con assiduità e determinazione numerosi temi cruciali che riguardano la vita del capoluogo siciliano: dalla povertà dilagante alla carenza di lavoro, dalla problematica della casa all'accesso al pane quotidiano, dalla difficoltà nell'accesso alla cultura e a cure dignitose, fino al flagello della droga, la persistenza della violenza, la pervasività della mafia e il complesso e spesso difficile rapporto tra cittadini e istituzioni.
Il suo costante richiamo alla partecipazione civica e alla responsabilità collettiva è un elemento ricorrente e fondamentale in tutti i suoi interventi, sottolineando l'importanza di un impegno attivo per il bene della comunità.