Il 25 settembre 2026, all’istituto Di Donato dell’Esquilino, quartiere centrale e multietnico di Roma, la prima campanella dopo il decreto scuola ha acceso un confronto tra i genitori. Al centro della discussione, i corsi di italiano per le famiglie straniere e le multe per chi non partecipa. La scuola romana, frequentata da alunni di molte provenienze, ha registrato all’ingresso una netta prevalenza di genitori stranieri. Durante la mattinata, sono state notate anche mamme con il niqab e bambine con il velo, elementi che riflettono la diversità culturale del contesto.

Tra le voci raccolte, Juana, madre peruviana, pur accogliendo l’idea dei corsi di italiano, ha espresso forte contrarietà alle sanzioni: "una multa per chi non partecipa mi sembra troppo". La donna ha legato la sua partecipazione alla possibilità di seguire le lezioni online, a causa degli impegni lavorativi che la vedono impiegata tutta la mattina in albergo, prima di dedicarsi alla figlia. La sua posizione riassume una parte delle reazioni emerse: un'apertura all'integrazione linguistica, ma con dubbi su modalità e costi per le famiglie.

Le posizioni dei genitori davanti alla scuola

Olga, arrivata in Italia dall’Ucraina dopo lo scoppio della guerra, ha presentato una perplessità differente. Sebbene la figlia parli oggi un buon italiano, l'apprendimento ha richiesto tempo.

Olga si è immedesimata nelle famiglie appena arrivate, giudicando problematico far ricadere sui genitori le difficoltà linguistiche dei figli. Ha inoltre ammesso di non parlare ancora bene l'italiano dopo quattro anni di permanenza. La sua testimonianza collega il tema dei corsi alla gestione quotidiana dell’inserimento scolastico e familiare.

Tra i favorevoli al provvedimento figura Marcelo, padre brasiliano. Per lui, l'integrazione linguistica è un aiuto fondamentale nei rapporti tra genitori, specialmente in caso di litigi o infortuni tra bambini, che richiedono un dialogo efficace. Marcelo ha raccontato di aver affrontato situazioni con genitori che non conoscevano l'italiano. Ha inoltre collegato la conoscenza della lingua al rendimento in classe, osservando come alcuni bambini, in particolare asiatici, possano incontrare maggiori difficoltà con l'italiano.