La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha evidenziato il 7 settembre 2026 la necessità di costruire una rete ampia e coesa come risposta fondamentale contro i femminicidi e la violenza sulle donne. La prima cittadina ha delineato questa rete come un sistema integrato che deve coinvolgere attivamente servizi sociali e sanitari, centri antiviolenza, forze dell’ordine, magistratura, istituzioni scolastiche, associazionismo e terzo settore. Il punto centrale del suo intervento è la necessità di una comunità capace di riconoscere i segnali della violenza e di non lasciare mai isolata la donna che la subisce.

Una rete integrata e la responsabilità collettiva

Ferdinandi ha ribadito che la lotta ai femminicidi richiede la presenza coordinata e sinergica di molteplici attori pubblici e sociali. Ha affermato che, di fronte a fenomeni così complessi, nessun singolo servizio, istituzione o professionalità può essere sufficiente da solo. Per questo, ha indicato come pilastri indispensabili i servizi sociali e sanitari, i centri antiviolenza, le forze dell’ordine, la magistratura, la scuola, l’associazionismo e il terzo settore. La sintesi della sua visione si condensa nell'appello a una responsabilità collettiva: "Serve una comunità intera capace di riconoscere i segnali e di non lasciare sola una donna".

La sindaca ha richiamato anche la sua esperienza professionale come psicologa. Ha spiegato di aver incontrato e ascoltato numerose storie di donne, maturando nel tempo una prospettiva più ampia sui meccanismi psicologici della violenza, sulle dinamiche relazionali, sulla paura e sull'ambivalenza che spesso rendono difficile uscire da una relazione violenta. Ha tuttavia precisato che tale formazione non deve condurre a interpretare il fenomeno esclusivamente attraverso una lente psicologica individuale.

La violenza: un fenomeno sociale e culturale

Vittoria Ferdinandi ha definito la violenza contro le donne non come un mero problema individuale o relazionale, bensì come un fenomeno sociale e culturale profondamente radicato.

Nella sua analisi, le origini di questa violenza sono intrinsecamente connesse alle disuguaglianze di potere tra uomini e donne, alla persistenza di stereotipi di genere dannosi, a modelli educativi obsoleti e al modo distorto in cui concetti come l'amore, il possesso e la gelosia vengono ancora narrati e percepiti nella società. Da questa lettura scaturisce l'imperativo di costruire una rete solida e capillare, un compito che la sindaca considera centrale nel suo ruolo pubblico.

La sindaca ha inoltre collegato il tema della violenza di genere anche al linguaggio pubblico e al giudizio