A Tricase, in provincia di Lecce, i carabinieri hanno eseguito l'arresto di due uomini, rispettivamente di 27 anni e di origini marocchine, e di 25 anni, campano, con l'accusa di truffa aggravata in concorso. I due sono ritenuti responsabili di aver perpetrato un inganno ai danni di una donna di 76 anni, riuscendo a farsi consegnare gioielli in oro e diamanti per un valore stimato di circa 30mila euro.
Il raggiro è stato orchestrato attraverso una telefonata ingannevole. I due indagati avrebbero contattato la vittima facendo apparire sul display del suo telefono la dicitura “Comando dei Carabinieri”.
Presentandosi come finti marescialli, avrebbero prospettato alla donna un presunto e grave rischio: la sua autovettura, con targa verosimilmente clonata, sarebbe stata collegata a una rapina avvenuta in un esercizio commerciale di un comune limitrofo.
L'inganno, il recupero e gli arresti
Con questo pretesto studiato, i due presunti truffatori sono riusciti a convincere la 76enne a consegnare i suoi preziosi gioielli in oro e diamanti, per poi dileguarsi rapidamente. La donna, tuttavia, non appena si è resa conto di essere stata vittima di un raggiro, ha prontamente allertato i veri carabinieri.
L'intervento tempestivo dei militari ha permesso di individuare poco dopo i due sospetti a bordo di un'utilitaria presa a noleggio.
Durante la successiva perquisizione del veicolo, i carabinieri hanno rinvenuto l'intera refurtiva. I preziosi gioielli sono stati così recuperati e immediatamente restituiti alla legittima proprietaria. L'operazione ha consentito di ricostruire l'intera dinamica del raggiro, dalla chiamata iniziale alla consegna dei beni, fino al ritrovamento e alla restituzione del materiale sottratto.
La truffa del finto carabiniere: un modus operandi diffuso
La modalità con cui è stato condotto l'episodio di Tricase si inserisce pienamente nel preoccupante schema della truffa del finto carabiniere. Questo tipo di raggiro si basa sull'uso indebito e fraudolento di un'identità istituzionale, sfruttando la fiducia e la buona fede delle vittime per indurle a consegnare denaro o beni di valore.
Un caso analogo è stato documentato a Udine il 24 settembre 2026, dove un'altra donna anziana aveva subito un raggiro simile. In quell'occasione, una persona si era presentata direttamente nell'abitazione dell'anziana, spacciandosi per carabiniere, e l'aveva convinta a consegnare preziosi con la scusa di presunti accertamenti da effettuare.
Anche nel caso di Udine, il coordinamento tra i Carabinieri locali e la Polizia ferroviaria ha permesso il recupero di gioielli e denaro. Due donne sono state denunciate in relazione a questo episodio: una è stata intercettata a Monfalcone, mentre l'altra è stata bloccata su un treno diretto a Venezia, dove la refurtiva è stata trovata nascosta in