Si chiude, almeno sul fronte della giustizia sportiva, la lunga vicenda che ha visto coinvolto l'ex team manager Angelo Citracca e l'ex direttore sportivo Luca Scinto, figure di spicco dell'ex formazione di ciclismo Vini Zabù. La Prima Sezione della Corte Federale d’Appello della Federazione Ciclistica Italiana (FCI) ha accolto i ricorsi presentati dai due dirigenti, annullando le sanzioni e dichiarando i reati disciplinari estinti per sopravvenuta prescrizione.

Dalla condanna all'annullamento della sanzione

Nel giugno 2026, il Tribunale Federale di primo grado aveva inflitto a Citracca e Scinto una sanzione di 5 anni di inibizione (con scadenza nel 2031) e un'ammenda di 5.000 euro ciascuno.

La sentenza riteneva entrambi colpevoli di aver violato i principi fondamentali di lealtà, correttezza e integrità sportiva previsti dal Codice Etico e dallo Statuto della FCI.

L'appello presentato dai legali dei due dirigenti ha però ribaltato il quadro disciplinare: la Corte d'Appello ha riscontrato il superamento dei termini legalmente previsti dal Regolamento di Giustizia e Disciplina per la punibilità dei fatti. Essendo trascorsi troppi anni dall'epoca delle presunte violazioni (risalenti al 2016 e agli anni immediatamente successivi), il reato sportivo è caduto in prescrizione, determinando la revoca immediata di ogni inibizione.

L'origine dell'inchiesta: il sistema "Paga per correre"

I guai per la dirigenza del team esplosero a seguito dei controlli dei NAS avviati nel 2021, scaturiti inizialmente dopo due casi di positività al doping all'interno della Vini Zabù che portarono alla sospensione della squadra per un mese.

Dagli sviluppi investigativi condotti dalla Procura della Repubblica di Pistoia emerse un presunto meccanismo noto come "Paga per correre":

  • Restituzione dello stipendio: Secondo le testimonianze di diversi atleti di seconda fascia, la dirigenza chiedeva la restituzione di parte dell'ingaggio pattuito per garantire la presenza nelle convocazioni e nel calendario gare.

  • Pagamenti diretti: In diversi casi, alcuni corridori avrebbero dovuto versare contributi personali o reperire sponsorizzazioni private pur di conservare il proprio posto nell'organico.

Non era la prima volta che il nome di Citracca finiva sotto la lente della giustizia sportiva per contestazioni analoghe: già nel 2017 il dirigente era stato sospeso per questioni legate a contributi richiesti ai corridori, addebiti che aveva sempre respinto.

Il verdetto finale della Giustizia Sportiva

Con l'esame del provvedimento pubblicato in appello, le inibizioni sono state cancellate con effetto immediato. Resta così definita la posizione dei due tecnici di fronte agli organi della FCI, pur rimanendo una vicenda che ha segnato profondamente una delle tappe più controverse del ciclismo italiano recente.