I genitori di Simona Cinà, Luciano Cinà e Giusy Corleone, hanno depositato l’istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Termini Imerese. La decisione riguarda l’inchiesta sulla morte della figlia, la 21enne Simona, annegata in una piscina durante una festa di laurea a Bagheria. All’incontro con i giornalisti erano presenti anche i legali della famiglia, Antonio e Paolo Ingroia. I familiari contestano la qualità degli accertamenti svolti, affermando che per loro "è palese che le indagini non sono state fatte bene".

Le contestazioni della famiglia

I genitori di Simona Cinà chiedono ulteriori verifiche su tre punti chiave: la dinamica dei fatti, gli aspetti medico-legali e l’ascolto dei testimoni presenti alla festa. La madre, Giusy Corleone, ha legato la richiesta alla necessità di conoscere la verità sulla morte della figlia, rifiutando che l’episodio venga ricondotto a una mera fatalità. Nel suo intervento, ha richiamato l’assenza di un bagnino alla festa e ha ricordato di aver sentito la figlia fino all’una e trenta, quando Simona le aveva detto che stava ballando e si stava divertendo.

La sorella Roberta Cinà ha affermato che la famiglia non cerca un colpevole, ma lamenta una mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti alla festa.

Ha parlato di un "muro impenetrabile" tra i familiari e gli ex amici di Simona. Il deposito dell’opposizione mira quindi a contrastare la richiesta di chiusura del fascicolo e a chiedere che il caso resti oggetto di accertamenti, con particolare attenzione alla ricostruzione degli eventi durante la festa di laurea a Bagheria.

L'inchiesta e la richiesta di archiviazione

L’inchiesta riguarda la morte di Simona Cinà, giovane pallavolista trovata senza vita nella piscina di Bagheria nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025, durante una festa di laurea. La richiesta di archiviazione della procura di Termini Imerese si fonda sulla ricostruzione del decesso come incidente. Tra gli elementi a sostegno di questa ipotesi figurano l’assenza di ferite e il tasso alcolico elevato riscontrato sulla ragazza.

Nel fascicolo, la tesi dell’omicidio è stata ritenuta non sostenibile, anche in relazione alla presenza di oltre 30 persone alla festa. La procura ha considerato che, data la numerosa partecipazione, una dinamica diversa da quella accidentale sarebbe stata più difficile da occultare o non passare inosservata.