A Latina, la sera del 10 settembre 2026, i carabinieri della sezione radiomobile del Comando Compagnia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 31 anni. Il soggetto, di origine romena e residente nel capoluogo pontino, era già noto alle forze dell’ordine.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Latina, è scaturito da una serie di ripetuti interventi dei militari per fronteggiare comportamenti vessatori e minacciosi che l'uomo teneva nei confronti della madre convivente. Le indagini hanno rivelato un quadro ulteriormente aggravato dall’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, generando nella vittima una situazione di forte disagio e timore.

L'arresto e il trasferimento in carcere

L’operazione dei carabinieri ha portato all’esecuzione della misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria pontina. Dopo le formalità di rito, il trentunenne è stato immediatamente trasferito presso il carcere di Latina. La vicenda si inserisce nel contesto degli interventi volti a contrastare condotte illecite all’interno del nucleo familiare, specificamente quelle contestate all'uomo nei confronti della madre.

Gli elementi che hanno motivato il provvedimento cautelare descrivono una serie di episodi reiterati, caratterizzati da condotte di vessazione e minaccia. La ricostruzione investigativa ha evidenziato come l’abuso di alcol e stupefacenti abbia esacerbato la situazione domestica, incidendo profondamente sulle condizioni psicologiche della persona offesa, che ha manifestato un profondo disagio e timore per la propria incolumità.

Il quadro normativo sui maltrattamenti in famiglia

Il codice penale italiano, all’articolo 572, disciplina i maltrattamenti contro familiari e conviventi. La norma sanziona chiunque maltratti una persona della propria famiglia o comunque convivente, prevedendo una pena della reclusione da tre a sette anni. L’articolo estende la sua applicazione anche a coloro che maltrattano persone sottoposte alla propria autorità o affidate per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, nonché in casi legati all’esercizio di una professione o di un’arte.

Il testo vigente della disposizione normativa prevede specifiche circostanze aggravanti. Tra queste rientrano i fatti commessi in presenza o in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità. Ulteriori aggravanti sono contemplate qualora i maltrattamenti vengano perpetrati con l'uso di armi.