Valter Lavitola sta bene e non presenta segni di percosse. Lo hanno dichiarato Sergio e Arturo Cola, legali dell’imprenditore, in una comunicazione del 2 settembre 2026, dopo un colloquio con il loro assistito. La dichiarazione è legata alla presunta aggressione subita nel carcere di Rebibbia, per la quale i legali chiedono chiarimenti alla Procura della Repubblica su una nota della polizia penitenziaria.
I legali hanno specificato che Lavitola ha confermato buone condizioni fisiche e assenza di segni di violenza. Hanno annunciato una richiesta formale alla Procura per accertare esistenza e contenuto della nota della polizia penitenziaria di Rebibbia, relativa all'episodio.
La difesa mira a verificare atti e informazioni ufficiali.
La condizione detentiva e le richieste legali
Sergio e Arturo Cola hanno collegato la vicenda anche alla condizione detentiva di Lavitola. Hanno evidenziato come l'attuale collocazione in un reparto di alta sicurezza, destinato a persone accusate o condannate per reati di mafia, lo esponga a pericoli per la propria incolumità. L’accertamento dei fatti, hanno ribadito, deve avvenire tramite i pubblici ufficiali in servizio nel carcere di Rebibbia.
Il quadro delineato si articola su due fronti: le condizioni fisiche di Lavitola, riferite direttamente, e l’urgenza di acquisire la nota della polizia penitenziaria. La comunicazione di Lavitola non ha rivelato segni di percosse né fornito dettagli ulteriori oltre al suo stato di salute e alla richiesta di accertamento documentale.
Il precedente resoconto sull'aggressione a Rebibbia
Un precedente resoconto, del 2 settembre 2026, aveva descritto Lavitola detenuto a Rebibbia con l’accusa di aver ordinato l’attentato contro Sigfrido Ranucci. Riferiva di un’aggressione subita dall’imprenditore in carcere da un gruppo di detenuti, con lesioni non gravi, e menzionava la presenza degli agenti della polizia penitenziaria.