Angela Scuderi si è incatenata il 4 settembre 2026 davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma per richiamare l'attenzione sulle precarie condizioni di salute del figlio Giuseppe “Pippo” Scuderi, detenuto a Regina Coeli. La protesta è stata affiancata da Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, dirigenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino.
L'azione denuncia il grave quadro sanitario del detenuto e la presunta inadeguatezza delle cure, come lamentato dalla famiglia e dall'avvocato Fabio Federico. Sergio D’Elia ha definito il caso “un esempio emblematico del diritto alla salute in carcere”.
L'associazione ha ricordato il percorso detentivo di Scuderi: oltre quindici anni a Rebibbia, dove partecipava ad attività riabilitative, era rispettato, svolgeva il lavoro di giardiniere e otteneva permessi premio.
Le gravi condizioni di salute di Giuseppe Scuderi
Il peggioramento delle condizioni di salute è legato a un gesto autolesionistico avvenuto anni fa, con ingestione di acido e gravi lesioni all’esofago. Da allora, Giuseppe Scuderi si alimenta tramite una digiunostomia. La madre e l’avvocato Federico denunciano la mancata assistenza sanitaria adeguata, segnalando infezioni legate al sondino, ricoveri urgenti e il rapido rientro a Regina Coeli.
Un episodio recente, lunedì 31 agosto, ha visto Scuderi rimuovere il sondino “per la condizione di abbandono medico in cui si trova in carcere”.
Da giorni, inoltre, non assume nutrimento. Rita Bernardini ha evidenziato l'assenza di risposta a un'interrogazione parlamentare presentata a gennaio e il rifiuto della richiesta di differimento della pena, nonostante la documentazione medica.
La situazione del carcere di Regina Coeli
Giuseppe Scuderi è detenuto nella casa circondariale di Roma Regina Coeli, in via della Lungara 29. I dati ufficiali mostrano una capienza regolamentare di 619 posti, con 56 non disponibili e 1.122 detenuti presenti. Questa situazione di sovraffollamento è un elemento di contesto rilevante.