Claudio Tacconi, ex coordinatore della centrale del 118 dell'ospedale Maggiore di Bologna, ha presentato appello contro la condanna a due anni di reclusione. La sentenza lo aveva riconosciuto colpevole di lesioni e stalking ai danni di colleghi, oltre che di simulazione di reato. L'atto è stato depositato dalla difesa, rappresentata dall'avvocato Gabriele Bordoni, in seguito alla condanna emessa il 6 maggio dal Gup del tribunale bolognese.
Le accuse che hanno portato alla condanna riguardano la presunta somministrazione di farmaci mescolati ad alimenti e bevande destinate ai colleghi della centrale del 118.
Nell'atto di appello, la difesa di Tacconi chiede l'assoluzione, argomentando che i fatti contestati non sussistono o, in subordine, non configurano reato per assenza di dolo. La strategia difensiva inquadra l'intera vicenda come una "suggestione collettiva" sviluppatasi in un ambiente lavorativo caratterizzato da rapporti conflittuali.
La strategia difensiva e i sospetti
Secondo l'avvocato Bordoni, il suo assistito, Claudio Tacconi, sarebbe divenuto il fulcro dei sospetti tra i colleghi della centrale del 118 dell'ospedale Maggiore. La difesa contesta fermamente l'interpretazione degli elementi accusatori, evidenziando una "convergenza di elementi descrittivi accusatori tutt'altro che univoca".
L'atto d'appello sottolinea inoltre l'esigenza di valutare le congetture alla luce della razionalità e della logica comune, ribadendo l'assenza di una prova univoca a carico dell'imputato.
Il ricorso in appello attribuisce l'origine dei sospetti a un ambiente di lavoro tumultuoso, caratterizzato da evidenti contrapposizioni interne. In tale contesto, Tacconi viene descritto come una figura entrata "in rotta di collisione" con numerosi colleghi. Riguardo ai singoli episodi contestati, la difesa sostiene che, in almeno quattro circostanze, nessuna azione diretta sarebbe stata percepita né dalle presunte vittime né da altri presenti nelle vicinanze.
Le motivazioni della condanna
Le motivazioni alla base della sentenza di primo grado evidenziano come farmaci fossero stati nascosti nel caffè, nella Coca-Cola e nel cibo di alcuni colleghi, causando malori e generando un clima di paura all'interno della Centrale operativa del 118 del Maggiore di Bologna.
La condanna, emessa con rito abbreviato, è stata di due anni di reclusione per lesioni e stalking. Il Gup del Tribunale di Bologna, Andrea Romito, ha inoltre negato all'imputato l'applicazione di attenuanti.