Mario Adinolfi è stato trasferito nel carcere di Roma il 21 settembre 2026. L’esecuzione del provvedimento, affidata ai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma su delega della Procura, ha comportato l’aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari, ai quali Adinolfi era sottoposto dallo scorso luglio. Le accuse iniziali che lo riguardavano includevano reati come la truffa aggravata e continuata, l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, l’abusivismo finanziario e l’omessa dichiarazione dei redditi.
La decisione di aggravare la misura cautelare è stata determinata dall’uso reiterato dei social da parte di Adinolfi, un comportamento considerato una palese violazione delle prescrizioni contenute nell’ordinanza che lo aveva posto ai domiciliari. Il divieto imposto dal giudice era chiaro: l’utilizzo di dispositivi telefonici, informatici e telematici era consentito esclusivamente per mantenere i contatti con il proprio difensore. Nonostante questa chiara limitazione, Adinolfi avrebbe continuato a utilizzare internet e i diversi canali social.
Il provvedimento della Guardia di Finanza e le violazioni
L’intervento dei finanzieri ha concretizzato l’esecuzione dell’ordinanza di aggravamento della misura.
Le prescrizioni iniziali, che regolamentavano in modo stringente l’uso di dispositivi e canali telematici durante il periodo di detenzione domiciliare, sono state evidentemente disattese. La violazione specificamente contestata riguarda la pubblicazione di contenuti online e la persistente attività sui social media, condotta da Adinolfi nel corso dei mesi trascorsi ai domiciliari nella sua abitazione.
Adinolfi, figura nota come giornalista ed ex parlamentare, si trovava agli arresti domiciliari nella sua residenza romana dall’8 luglio. Il giudice per le indagini preliminari, Giulia Arcieri, ha firmato il provvedimento che ha portato all’inasprimento della misura cautelare. Tra gli elementi che hanno supportato questa decisione, vengono citati numerosi articoli e post che sarebbero stati diffusi online nei poco più di due mesi successivi all’inizio della sua restrizione domiciliare, evidenziando un’attività non conforme alle disposizioni.
Le accuse al centro dell'inchiesta giudiziaria
Il procedimento giudiziario nel quale Adinolfi era stato inizialmente coinvolto e posto ai domiciliari verte su un complesso di gravi accuse. Queste includono la truffa aggravata e continuata, la raccolta abusiva del risparmio, l’esercizio di attività d’investimento abusiva e l’evasione fiscale. Nel fascicolo dell’inchiesta vengono dettagliatamente menzionati alcuni specifici sistemi, noti come “Scommessa Collettiva”, “Vip Coppa” e “Vip Plus”. Attraverso questi schemi, si presume che siano state proposte quote di gruppi di scommettitori a un numero considerevole di persone, coinvolgendole in attività non regolamentate.
La ricostruzione accusatoria indica che la promozione di tali sistemi avveniva anche tramite l’utilizzo di canali telematici e piattaforme social, ampliando la portata delle presunte attività illecite.