A Napoli, il 21 settembre 2026, comitati di Bagnoli e sfollati a causa del bradisismo hanno attuato un blocco dei camion diretti al cantiere della Coppa America in piazza Bagnoli. L'iniziativa, che ha interessato l'area dei lavori legati all'evento sportivo, è stata presentata dai partecipanti come una ferma protesta contro quello che definiscono un "disastro sanitario, ambientale e democratico" in corso nel territorio, richiamando l'attenzione sulle gravi problematiche locali.
I manifestanti hanno contestato apertamente le ingenti risorse economiche destinate all'evento sportivo, collegando la mobilitazione alla difficile condizione di migliaia di famiglie coinvolte dagli sfratti.
Con una dichiarazione esplicita, hanno affermato: "Mentre si spendono centinaia di milioni per un inutile evento sportivo e si saccheggia un intero territorio", evidenziando la mancanza di risposte concrete per oltre 5.000 famiglie sfollate che attendono soluzioni abitative. I promotori hanno inoltre annunciato che la protesta proseguirà nei giorni successivi, mantenendo alta l'attenzione sulle problematiche locali.
Precedente Blocco e Denunce dei Residenti
Un episodio analogo di blocco si era già verificato a Bagnoli il 13 aprile 2026. In quell'occasione, a partire dalle 4.30 del mattino, decine e decine di camion rimasero incolonnati per ben sei ore lungo le arterie di via Diocleziano e via Nuova Bagnoli, sempre nel capoluogo campano.
Il blocco era stato organizzato tramite un sit-in da un gruppo di cittadini sgomberati dalla palazzina situata al civico 660 di via Nuova Bagnoli, un edificio già compromesso dagli effetti del bradisismo e ora ulteriormente a rischio.
I residenti dello stabile hanno denunciato crolli di calcinacci e intonaci, fenomeni che, a loro dire, si sono accentuati in modo significativo dopo l'inizio dei lavori di riqualificazione in vista dell'America's Cup. A seguito di questi danni, diversi appartamenti sono stati dichiarati inagibili. Secondo i 54 nuclei familiari che abitano la palazzina, i dissesti strutturali sono direttamente collegati alle vibrazioni generate dai frequenti passaggi dei tir carichi di ghiaia di cava, stimati in circa 450 viaggi al giorno, diretti al cantiere, aggravando ulteriormente la situazione abitativa.
La Rete di Supporto e le Richieste
A sostegno dei cittadini sgomberati dalla palazzina, di proprietà della società Napoli Servizi, era intervenuto un comitato che aveva già manifestato a Palazzo San Giacomo la settimana precedente al blocco di aprile, portando all'attenzione delle istituzioni le loro istanze. L'iniziativa del 13 aprile aveva inoltre ricevuto l'appoggio della "Rete no America’s Cup", un'organizzazione che da mesi chiede con forza lo stop ai lavori di tombamento della colmata, considerati dannosi per l'ambiente e il territorio.
Il blocco del 21 settembre 2026 in piazza Bagnoli riafferma con decisione la continuità delle mobilitazioni e il legame indissolubile tra i comitati di quartiere, gli sfollati per il bradisismo e la contestazione dei cantieri legati all'America's Cup, evidenziando una persistente e crescente tensione sul territorio napoletano, dove le comunità chiedono risposte concrete e immediate.