Una svolta investigativa ha segnato il caso della morte di Melissa Echevarria, la quarantenne argentina trovata senza vita il 14 agosto 2026 in un cortile di via La Farina a Messina. Le prime verifiche non avevano suggerito una morte violenta, anche a causa delle condizioni del corpo. Tuttavia, successivi accertamenti hanno rivelato che la donna è stata strangolata.
La Polizia ha ricostruito gli ultimi contatti della vittima, identificando un uomo tunisino di 44 anni. Già detenuto per altra causa, l'uomo ha confessato il delitto nel corso delle indagini.
La sua ricostruzione indica la morte di Melissa Echevarria al culmine di una lite tra i due.
Il ritrovamento e i primi accertamenti
Il corpo di Melissa Echevarria fu scoperto il 14 agosto in un cortile di via La Farina, a Messina. Inizialmente, non emersero elementi che ricondussero il decesso a violenza. L'avanzato stato di decomposizione del corpo aveva reso difficile individuare subito lo strangolamento, dettaglio emerso solo con accertamenti successivi.
Questa nuova ricostruzione ha modificato il quadro investigativo. L'elemento centrale riguarda le modalità del decesso, trasformando un caso senza ipotesi di violenza in un omicidio. Il 44enne tunisino è indicato come l'ultima persona ad aver avuto contatti con la donna prima del decesso.
Le verifiche della Procura e della Squadra Mobile
Le indagini sono coordinate dalla Procura di Messina e condotte dalla Squadra Mobile. Al 44enne è contestato l'omicidio di Melissa Echevarria. L'uomo era già in carcere per maltrattamenti nei confronti della moglie. Nella ricostruzione investigativa, ha ammesso il delitto, affermando che la morte della donna sarebbe sopraggiunta durante una lite.
Gli investigatori stanno verificando i dettagli della confessione e gli elementi raccolti. La posizione dell'uomo viene valutata sulla base degli atti della Procura. Nel quadro degli accertamenti, compaiono anche precedenti per maltrattamenti familiari, lesioni personali e violazione del divieto di avvicinamento.