Un arresto è stato eseguito a Marina di Gioiosa Ionica, nel Reggino, il 23 settembre 2026. L'operazione, condotta dai carabinieri della Compagnia di Roccella Ionica, ha portato all'applicazione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di una persona gravemente indiziata di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento giudiziario si inserisce in un contesto investigativo legato a un appalto pubblico destinato alla riqualificazione di aree verdi urbane, specificamente nella zona della Valle del Torbido.

L'accusa contesta all'indagato di aver tentato di imporre a un'impresa edile, aggiudicataria dei lavori, il pagamento di una percentuale pari al 3% del valore complessivo dell'appalto.

L'impresa era impegnata in opere di riqualificazione di spazi verdi urbani nei comuni della Valle del Torbido. La richiesta del 3% del valore dell'appalto, sul cantiere di Gioiosa Ionica, costituisce il dato centrale del quadro accusatorio, evidenziando il tentativo di ottenere un profitto illecito da un'opera pubblica.

Le indagini e il ruolo della magistratura

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) del Tribunale di Reggio Calabria. Tale provvedimento è giunto su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli. L'esecuzione della misura restrittiva è stata affidata ai militari della Compagnia dei carabinieri di Roccella Ionica, che hanno agito in coordinamento con la Procura.

Le indagini, meticolosamente condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia dei carabinieri di Roccella Ionica, hanno consentito di ricostruire un solido quadro indiziario. Gli accertamenti investigativi si sono avvalsi di attività tecniche e riscontri sul campo, elementi che hanno fornito le basi per il provvedimento cautelare. La ricostruzione investigativa ha delineato il tentativo di imporre ai vertici aziendali dell'impresa edile aggiudicataria dell'appalto la corresponsione di somme non dovute, evocando una chiara pressione illecita.

La contestazione dell'aggravante mafiosa

La gravità del reato è accentuata dalla contestazione della tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nel corso delle indagini, è emerso come l'indagato abbia fatto leva sull'evocazione della forza intimidatrice promanante dalla 'ndrangheta per raggiungere i propri scopi illeciti.

La nota stampa relativa alla vicenda, firmata dal procuratore aggiunto Stefano Musolino, ha evidenziato il legame tra la richiesta economica e il tentativo di sfruttare la capacità di intimidazione attribuita al contesto criminale organizzato.