La pm Patrizia Petruzziello ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Fortunato Verduci, il carrozziere di 66 anni accusato dell’omicidio aggravato di Luigia Borrelli. La richiesta è stata avanzata a Genova l’8 settembre 2026, nel corso del processo per il cosiddetto “delitto del trapano”, che riguarda l’uccisione della donna avvenuta nel 1995 in un basso di vico Indoratori, nel centro storico cittadino.

Il procedimento si sta svolgendo con rito abbreviato davanti alla gip Martina Tosetti. La Procura contesta l’omicidio aggravato da crudeltà e futili motivi.

Verduci, assistito dagli avvocati Emanuele Canepa e Andrea Volpe, non era presente all’udienza. La difesa esporrà le proprie argomentazioni il 25 settembre, mentre la sentenza è attesa per il 28 ottobre 2026.

La requisitoria e la parte civile

La requisitoria della pm è durata circa cinque ore. Dopo l’intervento dell’accusa, sono state presentate le conclusioni dell’avvocata Rachele De Stefanis, che rappresenta la parte civile per la figlia della vittima. La legale ha richiamato il dramma vissuto da Francesca, la quale nel 1995, all’età di 19 anni, rimase sola dopo l’efferato omicidio della madre.

Luigia Borrelli, la vittima, lavorava come infermiera di giorno e come prostituta di notte. Fu brutalmente massacrata nel locale di vico Indoratori.

Il caso è rimasto per anni senza un responsabile giudicato in via definitiva, ed è stato riaperto e archiviato più volte prima della decisiva nuova fase investigativa.

Il DNA e la ricostruzione dell’accusa

L’inchiesta ha ricevuto un impulso cruciale circa due anni prima dell’udienza, grazie all’analisi del DNA. Una traccia di sangue, rinvenuta sulla scena del crimine, ha fornito un profilo genetico compatibile con quello di un lontano parente di Verduci, all’epoca detenuto nel carcere di Brescia. Da questo elemento sono partiti gli accertamenti che hanno condotto gli investigatori al carrozziere.

La Procura e gli investigatori della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza attribuiscono a Verduci un movente di rapina.

L’imputato, descritto come ludopatico e pieno di debiti, avrebbe aggredito Luigia Borrelli, picchiandola brutalmente e poi uccidendola utilizzando un trapano, lo strumento che ha dato il nome al caso.

La posizione dell’imputato

Fortunato Verduci affronta il processo da uomo libero. La richiesta di arresto formulata dalla Procura è stata respinta sia dal gip che dal Tribunale. La decisione di non applicare misure cautelari detentive è stata motivata, tra le altre ragioni, anche dal lungo tempo trascorso dai fatti.