A distanza di oltre trent'anni dall'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto 1990 nell'appartamento di via Poma a Roma, la sorella Paola Cesaroni riapre il dibattito su aspetti cruciali e irrisolti. Le sue perplessità si concentrano sulle condizioni dell'ufficio al momento del ritrovamento del corpo e, in particolare, su alcune tracce di sangue che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero state visibili inizialmente ma poi assenti nelle fotografie della Scientifica. Questo elemento, a 36 anni dal delitto, rimane uno dei nodi centrali delle sue domande.
Le tracce di sangue e l'ipotesi di una presenza nascosta
Paola Cesaroni ha richiamato l'attenzione su tre specifiche strisce di sangue che il suo compagno avrebbe notato dietro una porta all'interno dell'ufficio. Tali tracce, stando alla sua testimonianza, non sarebbero poi comparse nelle immagini ufficiali realizzate durante gli accertamenti tecnici. Da questa discordanza, Cesaroni formula un'ipotesi inquietante: la possibile presenza di una persona ancora nell'ufficio nel momento in cui fu fatto ingresso nell'appartamento. "Nelle fotografie della Scientifica quelle tracce non ci sono. Per me c'è una sola spiegazione: quando entrammo in quell'ufficio c'era già qualcuno. L'assassino o qualcuno che doveva ripulire", ha dichiarato.
Questa teoria è rafforzata dalla dimensione dei locali. L'ufficio, infatti, era sufficientemente ampio da permettere a una persona di rimanere nascosta, per poi intervenire sulle tracce dopo che chi aveva scoperto il corpo si fosse allontanato. La discrepanza tra quanto osservato inizialmente e ciò che risulta dalle fotografie della Scientifica continua a rappresentare un punto focale nella ricostruzione della sera del 7 agosto 1990.
Il mistero delle chiavi dell'appartamento
Un altro aspetto che alimenta i dubbi di Paola Cesaroni riguarda il comportamento di Giuseppa De Luca, la moglie del portiere dello stabile. La donna, in un primo momento, avrebbe negato di possedere le chiavi dell'appartamento, ripetendo tale versione più volte.
Tuttavia, all'arrivo delle forze dell'ordine, le chiavi sarebbero state viste tenute dietro la schiena dalla signora De Luca. "Ce le ha lei", avrebbe indicato Cesaroni agli agenti. Questo episodio, nelle parole della sorella di Simonetta, rimane un elemento inspiegabile e irrisolto.
La vicenda si inserisce nell'attuale fase di indagine della Procura. Paola Cesaroni ha espresso apprezzamento per l'impegno del procuratore Lo Voi e del pm Lia, sottolineando che restano 70 persone per le quali sono attesi nuovi confronti del DNA. Questo aspetto rappresenta per la famiglia una rinnovata speranza di giungere finalmente alla verità e alla giustizia per Simonetta.