Un patrimonio del valore complessivo stimato in circa 150mila euro è stato sottoposto a sequestro preventivo, con l'obiettivo finale della confisca, nei confronti di un uomo originario di San Luca, attualmente detenuto. Il provvedimento, eseguito il 9 settembre 2026 dai Carabinieri della Compagnia di Bianco, si inserisce nel contesto di una vasta e complessa indagine sul narcotraffico transnazionale, nota come Operazione Eureka. Gli investigatori ritengono che l’uomo rivestisse un ruolo di significativo rilievo all’interno della criminalità organizzata, operante sia a livello locale che su scala internazionale.
La misura cautelare patrimoniale è stata specificamente richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria, sotto la direzione del procuratore Giuseppe Borrelli, e successivamente emessa dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. L’attività investigativa si è concentrata sui beni ritenuti riconducibili all’indagato e al suo nucleo familiare. Gli approfonditi accertamenti economico-patrimoniali condotti dai Carabinieri hanno, infatti, evidenziato una netta e significativa sproporzione tra il patrimonio complessivamente individuato e i redditi formalmente dichiarati al fisco, suggerendo con forza un’origine illecita dei capitali accumulati.
Il ruolo chiave nell'organizzazione criminale
Le risultanze investigative, frutto di un’attenta analisi, attribuiscono al destinatario del provvedimento un ruolo apicale e di coordinamento all’interno del sodalizio criminale al centro dell’inchiesta. L’organizzazione è descritta come attivamente e sistematicamente coinvolta nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina, proveniente dai principali Paesi produttori del Sud America. Successivamente, la sostanza stupefacente veniva smistata e distribuita in diversi Paesi europei, con il porto di Gioia Tauro che emerge come il principale e strategico snodo logistico utilizzato per tutte le operazioni illecite contestate dagli inquirenti.
Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine patrimoniale hanno fatto emergere, nell’ipotesi accusatoria alla base del decreto, dati ritenuti inequivocabilmente indicativi del reimpiego di capitali di provenienza illecita.
Il provvedimento ha quindi colpito un’ampia gamma di beni: beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e partecipazioni societarie. Tutti questi asset sono stati considerati nella disponibilità effettiva del destinatario, anche qualora formalmente intestati a terzi, configurando un tentativo di schermatura patrimoniale.
I beni sottoposti a sequestro preventivo
Nel dettaglio dell’operazione, i militari dell’Arma hanno proceduto al sequestro di un appartamento, un’autovettura, una quota societaria di una gelateria, due conti correnti e otto buoni fruttiferi postali. La quota societaria della gelateria, in particolare, è ritenuta riconducibile all’uomo, sebbene risultasse formalmente intestata a terzi, a conferma delle ipotesi di interposizione fittizia. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro preventivo è stimato, come detto, in circa 150mila euro, rappresentando un duro colpo alle finanze dell'organizzazione criminale.