Il dolore di Alessia e Patrizio, genitori di Tommaso D’Agostino, il bambino di quattro anni tragicamente scomparso a L’Aquila il 18 maggio 2022, si è trasformato in una lettera aperta dopo la sentenza di primo grado del Tribunale dell’Aquila. Tommaso era stato investito da un’auto all’interno degli spazi dell’Asilo Primo Maggio. Il verdetto, emesso il 16 settembre 2026, ha stabilito due condanne con pena sospesa e un’assoluzione, un giorno che ha coinciso con l'inizio del percorso scolastico del fratello minore di Tommaso, Luigi.

Nella loro missiva, i genitori esprimono con forza il proprio sdegno, contrapponendo la "pena sospesa" inflitta agli imputati alla loro "pena eterna".

"La pena sospesa è un lusso che a noi non è concesso", scrivono, ricordando che Tommaso oggi avrebbe avuto otto anni. La tragedia, avvenuta negli spazi dell’asilo, ha visto anche il ferimento di altri cinque bambini, travolti dalla stessa auto che, parcheggiata lungo una discesa, si era poi messa in movimento, causando l'incidente.

Le condanne e l’assoluzione nel processo per la morte di Tommaso

Il giudice monocratico del Tribunale dell’Aquila ha pronunciato due condanne: una dirigente scolastica è stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione, mentre un ingegnere addetto alla sicurezza dell’edificio ha ricevuto una condanna a un anno e otto mesi. Entrambe le pene sono state disposte con i benefici di legge.

L’accusa riconosciuta è quella di cooperazione in omicidio colposo, riqualificazione del reato rispetto alla fattispecie più grave di omicidio stradale. Un addetto comunale è stato invece assolto.

La vicenda giudiziaria ha posto al centro la questione della sicurezza dell’istituto e degli spazi esterni dell’Asilo Primo Maggio di Pile, a L’Aquila. La sentenza ha evidenziato l’omessa valutazione dei rischi e l’inadeguatezza delle misure di protezione dell’area, esposta alla viabilità e alla sosta dei veicoli. Tra le criticità rilevate, la mancata adozione di barriere o recinzioni idonee a resistere all’impatto di un mezzo. La preside ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello; le motivazioni complete della sentenza sono attese entro novanta giorni.

La rabbia dei genitori e le critiche al sistema di tutela

Nella loro toccante lettera, Alessia e Patrizio contestano apertamente la leggerezza della risposta giudiziaria e ribadiscono il fondamentale ruolo di tutela che dovrebbe essere garantito dalle istituzioni scolastiche. Sottolineano come sarebbero bastate misure semplici, quali impedire l’accesso delle auto nel cortile o tirare il freno a mano, per evitare la tragedia che ha strappato loro il figlio. La loro voce si leva contro un sistema che, a loro avviso, non ha saputo garantire la protezione necessaria, lasciandoli con un dolore che definiscono "eterno" e una rabbia per la "pena sospesa".