Nel processo d’appello sul disastro ferroviario di Pioltello, ripreso a Milano il 15 settembre 2026, la pubblica ministero Maura Ripamonti ha ribadito che in Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) sarebbero state create le condizioni affinché le esigenze economiche e la continuità della circolazione prevalessero sulla sicurezza. Il procedimento giudiziario si concentra sul deragliamento di un treno regionale avvenuto nel 2018, un evento tragico che causò la morte di tre persone.

La Procura ha formalmente richiesto di riformare le sentenze di assoluzione pronunciate in primo grado dal Tribunale.

Le richieste riguardano l’ex amministratore delegato Maurizio Gentile, due ex dirigenti e la stessa società Rfi. L’accusa sostiene che il mancato intervento sul tratto ferroviario interessato non sia attribuibile unicamente alla condotta dell’ex responsabile dell’Unità manutentiva Marco Albanesi, l’unico finora condannato, ma sia piuttosto riconducibile a condizioni e decisioni maturate a livello centrale e superiore all’interno dell’azienda.

Le contestazioni sulla manutenzione e le procedure

Durante il suo intervento in aula, la pm Ripamonti ha richiamato le testimonianze degli operai del Nucleo manutentivo, rese già nel giudizio di primo grado. Secondo la ricostruzione accusatoria, gli addetti avrebbero chiarito che la manutenzione veniva eseguita solo per il “minimo necessario”, mentre la maggior parte degli interventi era affidata a ditte appaltatrici esterne.

Per la Procura, questa prassi non era casuale, ma rappresentava una precisa linea aziendale e un indirizzo strategico della società.

La pubblica ministero ha inoltre evidenziato le criticità relative agli strumenti e alle procedure a disposizione del personale incaricato di intervenire sulla linea. È stato sottolineato come i manutentori non disponessero di protocolli chiari che consentissero loro di agire autonomamente. La segnalazione di problemi, pur partendo dagli operai, giungeva al capo dell’Unità manutentiva attraverso procedure imprecise. In quel periodo, sulla tratta in questione, transitavano quotidianamente circa 100 treni sopra ben 26 giunti deteriorati, una condizione che l’accusa ritiene estremamente rischiosa.

Il contesto del deragliamento del 2018

Il tragico deragliamento del 2018 si verificò sulla linea Milano-Brescia, specificamente nel tratto compreso tra Melzo Scalo e Pioltello Limito. Il treno regionale 10452 di Trenord, partito da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi, uscì dai binari il 25 gennaio 2018, intorno alle 06:56, all’altezza del chilometro 13+400. Al momento dell’incidente, a bordo del convoglio viaggiavano circa 350 passeggeri.

La successiva ricostruzione tecnica dell’evento ha individuato nel punto di svio la rottura di un giunto isolante incollato su