La preside Floriana Vinci, dirigente da un anno del complesso Di Donato-Manin all’Esquilino, nel cuore di Roma, ha preso la parola il 21 settembre 2026 per affrontare un tema di crescente rilevanza nel panorama educativo italiano: la presenza di alunni stranieri all'interno delle classi e la potenziale introduzione di nuove norme di riferimento. L'istituto, riconosciuto come una realtà scolastica profondamente multietnica, accoglie circa 500 studenti, distribuiti tra i cicli di scuola media, elementare e infanzia. Nello specifico, il complesso conta nove classi per la scuola media e quindici classi tra elementari e infanzia, riflettendo una composizione demografica variegata.

Nel suo intervento, la dirigente Vinci ha posto l'accento sul principio fondamentale del diritto allo studio, ribadendo con forza il dovere primario della scuola di garantire piena accoglienza a ogni studente. "La Costituzione garantisce il diritto allo studio e noi dobbiamo accogliere gli studenti, è un nostro dovere imprescindibile", ha affermato la preside, sottolineando la centralità di questo valore. La sua analisi ha evidenziato come la composizione delle classi sia intrinsecamente legata agli strumenti e alle risorse disponibili, con l'obiettivo costante di assicurare a tutti gli alunni la regolare frequenza scolastica e un percorso formativo inclusivo.

Il contesto della scuola dell’Esquilino e la sfida della diversità

All'interno del complesso Di Donato-Manin, la presenza di alunni stranieri rappresenta da tempo una caratteristica distintiva e numericamente significativa. La preside Vinci ha illustrato come l'istituto si impegni quotidianamente per formare classi che siano il più possibile equilibrate nella loro composizione, integrando questa dinamica nella gestione ordinaria dell'attività didattica. La dirigente ha inoltre segnalato una progressiva crescita della percentuale di alunni di origine straniera negli ultimi anni, evidenziando come in alcune classi si superi ormai il tetto del 30% di studenti stranieri, una soglia che sta animando il dibattito nazionale.

Per la preside Vinci, l'introduzione di una nuova normativa di riferimento potrebbe rappresentare un valido supporto per le scuole che, come il Di Donato-Manin, si trovano ad affrontare quotidianamente questa complessa situazione. Vinci ha richiamato l'attenzione sulla diffusione di questa tematica in numerose realtà scolastiche italiane, sottolineando la necessità di tenere in debita considerazione le diversità e le peculiarità territoriali di ciascun contesto. Ha definito il tema come intrinsecamente complesso, collegando l'utilità di specifici riferimenti normativi alla pressante richiesta di un maggiore supporto per l'organizzazione scolastica, al fine di gestire al meglio le sfide e le opportunità che la diversità porta con sé.

Una tradizione consolidata nell'accoglienza e nell'integrazione

La scuola dell’Esquilino è riconosciuta come un istituto con una tradizione consolidata e una vasta esperienza nel lavoro con studenti stranieri. La preside Vinci ha evidenziato come questa esperienza si sia tradotta in pratiche efficaci, sia nell'organizzazione scolastica generale sia nell'approccio pedagogico e didattico dei docenti. La presenza di alunni provenienti da diverse origini e culture rientra, pertanto, nella gestione ordinaria dell'istituto, che mantiene come pilastri centrali la garanzia del diritto allo studio per tutti e la costante ricerca della costruzione di classi il più possibile armoniche ed equilibrate. Questo approccio riflette la convinzione che "la diversità è ricchezza, bisogna saper accogliere", come suggerito dal titolo dell'articolo.

Il dibattito sul limite del 30% di studenti stranieri per classe non è circoscritto solo all'esperienza del Di Donato-Manin, ma coinvolge attivamente anche altre istituzioni scolastiche romane. In questo contesto, anche Valeria Sentili, preside di un'altra scuola romana, ha espresso le sue considerazioni, contribuendo al più ampio confronto sulle politiche di inclusione e gestione della diversità nel sistema educativo.