La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta sul caso Revolut, l'azienda di servizi bancari del Regno Unito. L'indagine è scattata dopo la richiesta e l'acquisizione di dati clienti tramite una email istituzionale compromessa della Prefettura di Reggio Calabria. La notizia, emersa il 16 settembre 2026, evidenzia l'uso di un canale ufficiale per ottenere informazioni riservate sugli utenti.

Il reato ipotizzato dagli inquirenti è l'intrusione abusiva in un sistema informatico di pubblico interesse, previsto dall'articolo 615 ter, comma 3, del codice penale.

L'accertamento mira a chiarire le modalità di sfruttamento dell'indirizzo istituzionale per le richieste a Revolut e l'ottenimento dei dati clienti.

Richiesta dati tramite PEC istituzionale

L'indagine della Polizia Postale si concentra su un attacco informatico che ha impiegato una casella di posta elettronica certificata (PEC) con dominio @pec.interno.it. Associato al Ministero dell'Interno italiano, è riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria. La richiesta inviata a Revolut riguardava dati personali e riservati dei clienti.

Revolut ha fornito: documenti d'identità, selfie di verifica, codici IBAN, estratti conto e cronologie operazioni. La comunicazione non era una semplice email contraffatta, ma un indirizzo istituzionale effettivamente utilizzato e riconducibile alla Prefettura.

Ciò ha richiesto approfondimenti su un possibile accesso abusivo a un sistema informatico di interesse pubblico.

Accertamenti su Prefettura e Viminale

Al momento, gli investigatori non hanno la certezza che un computer della Prefettura di Reggio Calabria o del Viminale sia stato direttamente compromesso. Questo elemento è distinto dall'uso dell'indirizzo istituzionale nella richiesta. L'inchiesta mira a chiarire come gli autori dell'attacco abbiano avuto accesso al sistema o alle credenziali della casella di posta, ottenendo informazioni sensibili.