A Bologna, il 5 settembre 2026, si è conclusa con successo un'operazione della polizia che ha portato all'arresto di tre giovani, un 23enne, un 20enne e un minorenne, accusati del sequestro di un 23enne italiano incensurato. La Squadra Mobile ha meticolosamente ricostruito un drammatico rapimento a scopo di estorsione, le cui radici affondano in un contesto torbido e pericoloso, strettamente collegato allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti. La vittima, colta di sorpresa, è stata violentemente aggredita, immobilizzata a mani e piedi con strette fascette, incappucciata per impedirle ogni orientamento e poi brutalmente trasportata in un casolare isolato, in corso di ristrutturazione, situato nelle remote campagne di San Lazzaro di Savena, nell'hinterland bolognese.

Per la liberazione del giovane sequestrato, i rapitori avevano avanzato una richiesta di riscatto molto elevata: ben 26mila euro. Le indagini sono state avviate con urgenza la sera di martedì, immediatamente dopo che la fidanzata della vittima e un suo amico avevano lanciato l'allarme, manifestando profonda preoccupazione per la sua improvvisa scomparsa. Il fascicolo d'inchiesta, coordinato con grande attenzione dal pubblico ministero Roberto Ceroni, ha innescato una complessa e articolata attività investigativa da parte degli specialisti della Squadra Mobile, determinati a localizzare il sequestrato e a identificare i suoi aguzzini nel più breve tempo possibile.

La strategia del riscatto e la reazione della vittima

La minuziosa ricostruzione degli investigatori ha svelato i dettagli della strategia adottata dai sequestratori per gestire la trattativa del riscatto. Hanno coinvolto un conoscente della vittima, mantenendo le comunicazioni attraverso un'applicazione di messaggistica, che era stata installata dagli stessi rapitori sullo smartphone del giovane prigioniero. Attraverso questa via, è stata orchestrata una finta consegna: uno zaino, apparentemente contenente il denaro del riscatto, ma in realtà riempito con un chilo di hashish e solo qualche migliaio di euro, come parte di un'operazione sotto copertura.

Durante le interminabili ore della sua prigionia, il 23enne ha dimostrato una straordinaria forza d'animo, tentando disperatamente di liberarsi dalle fascette che gli bloccavano le mani.

Nel suo coraggioso tentativo di fuga dal casolare, ha trovato e impugnato un machete abbandonato a terra, utilizzandolo per minacciare due dei tre rapitori. Ne è scaturita una violenta e concitata colluttazione, durante la quale il giovane ha riportato lesioni significative, alcune delle quali inferte anche con il machete stesso, giudicate guaribili in 31 giorni. Nonostante la sua strenua e valorosa resistenza, i due aggressori sono riusciti a sopraffarlo e a immobilizzarlo nuovamente, prolungando la sua drammatica condizione.

Il casolare, teatro del sequestro nelle campagne bolognesi

Il luogo scelto per il sequestro, un casolare isolato e in evidente stato di ristrutturazione, si trova immerso nelle quiete e vaste campagne di San Lazzaro di Savena, un comune strategico nell'area metropolitana di Bologna.

Questa scelta non casuale ha permesso ai rapitori di tenere la vittima in un luogo estremamente appartato e difficilmente rintracciabile, lontano da sguardi indiscreti e da possibili interventi esterni. Tuttavia, la meticolosa e incessante attività investigativa della Squadra Mobile ha permesso di individuare con precisione il sito della prigionia, consentendo un intervento tempestivo che ha portato all'arresto dei tre presunti responsabili e alla provvidenziale liberazione del 23enne, ponendo fine al suo calvario.