Resti umani sono stati trovati sulle alture di Nervi, a Genova, all’interno di un casotto in muratura situato in un terreno privato. Il ritrovamento è avvenuto il giorno precedente alla pubblicazione della notizia, datata 25 settembre 2026, mentre una coppia stava ripulendo l’area e il capanno di proprietà. I due proprietari, entrati nella struttura, hanno visto un teschio e ossa riconducibili a un corpo ancora vestito con indumenti pesanti, quindi hanno chiamato i carabinieri.

Ai militari i proprietari hanno spiegato che non entravano nel casotto da molti mesi.

La presenza degli indumenti pesanti ha orientato una delle verifiche iniziali sulla possibilità che la persona avesse cercato riparo dal freddo nel capanno. L’identità della persona non risulta accertata e gli elementi disponibili non consentono di definire le cause della morte.

Gli accertamenti sul corpo e sull’identità

Gli accertamenti successivi dovranno escludere una morte violenta e chiarire le circostanze del decesso. Il medico legale Francesco Ventura ha attivato le procedure previste dal protocollo d’intesa per l’identificazione dei cadaveri senza nome. Il percorso indicato comprende il confronto del DNA e l’incrocio con i dati delle persone scomparse, con l’obiettivo di arrivare all’identificazione dei resti trovati nel casotto.

Il caso resta quindi legato a due verifiche principali: da una parte la definizione della causa della morte, dall’altra l’attribuzione di un nome alla persona deceduta. Il luogo del ritrovamento, un casotto in muratura sulle alture di Nervi, costituisce l’area da cui sono partite le attività dei carabinieri dopo la segnalazione dei proprietari.

Il protocollo per i cadaveri senza nome

In Liguria è stato sottoscritto a Genova un protocollo d’intesa finalizzato all’adozione e alla condivisione di procedure specifiche per identificare i cadaveri senza nome. L’accordo coinvolge le prefetture di Genova, Imperia, La Spezia, Massa-Carrara e Savona, la Regione Liguria, gli uffici giudiziari del distretto della Corte d’Appello di Genova, il Comune capoluogo, l’Università di Genova, il Policlinico San Martino e ANCI Liguria.

La procedura indicata dal protocollo riguarda il riconoscimento di corpi o resti umani attraverso riscontri specifici, essenziali per l'identificazione.