A Campobasso, il 7 settembre 2026, l'indagine sul cosiddetto “giallo di Pietracatella” registra un nuovo aggiornamento: la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha comunicato che la relazione tecnica da parte dei consulenti tedeschi non è stata ancora depositata. L'inchiesta, di grande risonanza, mira a fare luce sulla tragica morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia quindicenne, Sara Di Vita, entrambe decedute nel dicembre 2025 a causa di un avvelenamento da ricina.

La procuratrice Antonelli ha sottolineato la complessità e la vastità degli accertamenti in corso, giustificando così i tempi prolungati delle attività tecniche.

Ha infatti dichiarato: “Ritengo ci saranno richieste di proroga di 30 giorni ciascuna entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza tecnica come previsto dal codice di procedura penale”. La stessa ha poi aggiunto che “le attività sono numerose e complesse”, evidenziando la meticolosità richiesta per un caso così delicato.

L'inchiesta per duplice omicidio e le posizioni degli indagati

Il fascicolo relativo all'ipotesi di duplice omicidio premeditato rimane, al momento, contro ignoti. Questa linea investigativa, portata avanti dalla Procura, si mantiene distinta da un altro filone dell'indagine, che vede coinvolti cinque medici. Questi sanitari sono infatti indagati per omicidio colposo, in relazione agli accessi ospedalieri di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Tali ricoveri erano avvenuti in seguito ai malori accusati dalle due donne durante le festività natalizie, prima del decesso.

Il fulcro del caso, che ha scosso la comunità di Pietracatella, in provincia di Campobasso, ruota interamente attorno alla ricina e alla necessità di ricostruire con precisione l'esposizione alla sostanza. Per approfondire il quadro investigativo già delineato, la Procura di Larino si è affidata all'esperienza degli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino. Il loro compito è condurre verifiche tecniche approfondite, in particolare per accertare una possibile ingestione o esposizione alla tossina da parte dei superstiti della famiglia.

Gli accertamenti sui campioni e le indiscrezioni

Gli accertamenti affidati agli esperti tedeschi includono l'analisi di campioni di sangue prelevati da Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, e da Alice, l'altra figlia della coppia. Secondo indiscrezioni giornalistiche risalenti al 19 agosto 2026, gli esami non avrebbero rilevato tracce della sostanza tossica nei due campioni, né la presenza di anticorpi specifici. Questo dato, sebbene significativo, deve essere considerato separatamente dalla comunicazione ufficiale della procuratrice del 7 settembre 2026, che ha ribadito l'assenza di una relazione tecnica formalmente depositata. L'attesa per i risultati ufficiali del Robert Koch Institute rimane quindi alta, poiché potrebbero rappresentare un elemento cruciale per l'evoluzione dell'inchiesta.