Una targa commemorativa dedicata alla famiglia ebrea Behar, tragicamente sterminata ad Auschwitz, è stata rimossa a Porto Potenza Picena, in provincia di Macerata. L'episodio, avvenuto pochi giorni fa, ha innescato le immediate indagini dei Carabinieri della stazione locale, che stanno attentamente esaminando le fotografie scattate nelle ultime settimane davanti alla stazione della cittadina del litorale maceratese. La targa, posizionata dall'ANPI nel 2023, ricordava la drammatica storia della famiglia che, dopo essersi rifugiata a Potenza Picena fuggendo da Trieste, fu scoperta dai nazisti e brutalmente deportata nel campo di sterminio di Auschwitz, dove tutti i suoi componenti trovarono la morte.
Le indagini in corso e la ferma condanna del Comune
Gli accertamenti dei Carabinieri proseguono attraverso l'esame approfondito delle immagini disponibili, poiché nella piazza della stazione non risultano installate telecamere di sicurezza che possano aver ripreso l'atto. Nella zona circostante, al momento, non sono stati rilevati altri segni o indizi che possano far pensare a un'aggressione specifica a sfondo antisemita. Tuttavia, gli investigatori non escludono alcuna ipotesi di movente, mantenendo aperte tutte le piste. Il Comune di Porto Potenza Picena ha espresso una dura condanna del gesto, definendolo un atto grave contro la memoria. L'amministrazione ha inoltre annunciato di essere già al lavoro per riposizionare al più presto una nuova targa, garantendo così il mantenimento del ricordo e del contesto commemorativo.
Il ricordo della famiglia Behar e le pietre d'inciampo
La rimozione ha riguardato la colonna situata davanti alla stazione di Porto Potenza Picena, sulla quale era fissata la targa dedicata ai Behar. Questo riferimento pubblico era stato collocato nel 2023 dalla sezione locale dell'ANPI per onorare la memoria della famiglia, composta da Erna, Rachele e Davide Behar. I tre avevano cercato disperatamente rifugio nella zona, giungendo da Trieste, loro città di provenienza, in un tentativo di sfuggire alle persecuzioni. La loro permanenza a Potenza Picena è documentata tra il 28 ottobre e il 30 novembre 1943, periodo in cui alloggiarono in un hotel che affacciava proprio sulla piazza della stazione.
Un dettaglio significativo e rassicurante è che le tre pietre d'inciampo dedicate alla famiglia, poste davanti all'ex hotel a memoria della loro presenza, sono rimaste intatte e al loro posto, non essendo state oggetto di vandalismo o furto, a differenza della targa.
Il percorso di memoria evocato dalla targa collegava idealmente tre luoghi carichi di significato storico: Porto Potenza Picena, come luogo di effimero rifugio; Trieste, come città di origine e punto di partenza della fuga; e Auschwitz, come tragico epilogo della loro esistenza. La famiglia Behar, dopo aver cercato riparo, fu infatti scoperta dai nazisti e condotta al campo di sterminio, dove tutti i suoi membri perirono. La targa, ora scomparsa, costituiva quindi uno dei segni pubblici più importanti e visibili, collocato proprio nel luogo che aveva offerto loro un breve e illusorio riparo durante la brutale persecuzione razziale.