L'Anpi Valle d'Aosta è intervenuta con fermezza il 30 settembre 2026, dopo la pubblicazione di un'immagine controversa sullo stato WhatsApp del segretario del vescovo di Aosta. L'immagine, raffigurante quattro bandiere del Pride trasformarsi in una svastica, ha scatenato una reazione immediata. L'associazione ha definito l'accostamento una doppia offesa: alla memoria della Resistenza antifascista e alla comunità Lgbtqia+. Nel messaggio, l'Anpi ha richiamato il significato storico della svastica, "il marchio sotto cui milioni di persone sono state deportate e sterminate", e ha ribadito la "doppia offesa" a Resistenza e comunità Lgbtqia+.

L'episodio è legato all'Aosta Pride del 26 settembre 2026.

La richiesta di un intervento concreto alla Diocesi

L'associazione, con i suoi ottant'anni di attività nella custodia della memoria antifascista, ha dichiarato che il simbolo non può essere considerato questione di prospettive o di gusto estetico. Ha sottolineato il rispetto dovuto alla Costituzione repubblicana, nata per impedire il ripetersi di tali orrori, e che "non ammette eccezioni, tantomeno sotto forma di collage".

L'Associazione nazionale partigiani d'Italia ha quindi chiesto alla Diocesi un gesto concreto, oltre una precisazione formale. Ha proposto un incontro pubblico sul valore della memoria storica, aperto a cittadinanza e scuole, per trasformare l'episodio in un'occasione di consapevolezza, anziché archiviarlo in fretta.

L'origine della polemica: l'immagine e le reazioni

La polemica è nata dalla pubblicazione, avvenuta sabato 26 settembre 2026 (giorno della parata dell'Aosta Pride), di un'immagine sullo stato WhatsApp di Gilbert Turcotti, segretario del vescovo. L'immagine mostrava quattro rainbow flag disposte a formare una svastica centrale ed era accompagnata dal commento "Questione di prospettiva…". Interpellato, Turcotti ha dichiarato che gli sembrava "un bel disegno colorato".

Sull'episodio era già intervenuta Arcigay Queer VdA, tramite Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride e vicepresidente di Arcigay Queer VdA. Sartore aveva definito l'immagine un insulto e aveva richiesto alla Diocesi una presa di distanza pubblica, netta e immediata.