Una decina di persone si è riunita davanti al palazzo di giustizia di Torino il 4 settembre 2026 per manifestare contro la scarcerazione di un uomo di 42 anni, commesso, accusato di violenza sessuale su una tredicenne. L'episodio contestato sarebbe avvenuto all'interno di un minimarket nel quartiere Borgo Vittoria. Il presidio è stato organizzato dall'associazione nazionale anti-pedofilia La Caramella Buona, che ha visto la partecipazione di attivisti giunti anche da Reggio Emilia, Modena e Parma, sottolineando la risonanza nazionale della vicenda.

I manifestanti hanno esposto numerosi cartelli per esprimere la loro ferma condanna della violenza e il loro dissenso rispetto alla decisione di lasciare libero l'indagato in attesa del processo. Tra le scritte più significative comparse al presidio, spiccava il messaggio “La violenza non si giustifica”. Un gesto simbolico che ha richiamato l'attenzione è stata l'esposizione di una bottiglia di tequila, un riferimento diretto alla dichiarazione del 42enne che avrebbe affermato di aver consumato alcolici prima degli abusi contestati, un dettaglio che ha ulteriormente alimentato l'indignazione dei presenti.

La voce dell'associazione La Caramella Buona

Roberto Mirabile, presidente e fondatore dell'associazione La Caramella Buona, ha motivato la presenza del gruppo davanti al tribunale, collegandola direttamente alla contestazione della scarcerazione.

Mirabile ha espresso con chiarezza la posizione dell'associazione, dichiarando: “Siamo qui perché siamo convinti che se vogliamo una società migliore, dobbiamo tutti impegnarci e lottare perché queste aberrazioni della nostra ingiustizia istituzionalizzata non capitino più”. Nel suo intervento, ha posto l'accento sulla pericolosità sociale attribuita a pedofili e molestatori sessuali, evidenziando il rischio di recidiva, un aspetto cruciale nella valutazione di tali casi.

Mirabile ha inoltre richiamato un precedente giudiziario avvenuto nove anni prima a Reggio Emilia, riguardante un pedofilo recidivo che, dopo aver abusato di un bambino sordomuto e aver chiesto scusa al giudice, era stato rilasciato con il solo obbligo di firma.

Questo paragone ha rafforzato la critica alla gestione giudiziaria di situazioni analoghe. Alla manifestazione torinese era presente anche Enzo Liardo, consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Torino, a testimonianza dell'attenzione politica e civica sul caso.

Il quadro giudiziario e il ricorso della Procura

La vicenda giudiziaria ha preso una svolta con l'ordinanza della gip che ha disposto la scarcerazione del 42enne, imponendogli l'obbligo di firma, a seguito dei fatti contestati. Contro questa decisione, la Procura di Torino ha presentato un ricorso al Riesame, chiedendo esplicitamente la custodia cautelare in carcere per l'uomo, accusato di violenza sessuale. Nel ricorso, i pubblici ministeri hanno richiamato due elementi fondamentali: il concreto rischio di reiterazione del reato e il fondato pericolo di fuga dell'indagato, argomentando che l'obbligo di firma non sarebbe sufficiente a garantire la sicurezza e la giustizia in un caso di tale gravità.