A Milano, nell’udienza del 18 settembre 2026 davanti alla Corte d’Assise d’appello, la procuratrice generale Francesca Nanni ha fermamente sostenuto che la pena per Raffaele Ventura, 76 anni, ex membro delle Formazioni comuniste combattenti, non debba considerarsi estinta per prescrizione. La vicenda ruota attorno alla condanna definitiva di Ventura, risalente al 1996, per concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto a Milano nel 1977. La questione centrale, sulla quale i giudici milanesi sono chiamati a pronunciarsi, riguarda la pena di 14 anni inflitta per tale omicidio, dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.
La tesi della Procura generale sull'interruzione della prescrizione
Nel corso del suo intervento, la procuratrice generale Francesca Nanni ha ribadito con forza la posizione dell’accusa in merito alla mancata esecuzione della pena. Nanni ha sottolineato che Ventura “non ha mai scontato un giorno” di quella condanna e ha affermato categoricamente che, per l’omicidio Custra, “la pena non è estinta”. Il punto cruciale della tesi accusatoria si concentra su un evento specifico: il 17 luglio 2017, quando Raffaele Ventura fu sottoposto a un arresto provvisorio di sei ore da parte della polizia francese, in esecuzione di un mandato delle autorità italiane. Secondo la procuratrice generale, tale atto ha avuto l’effetto di interrompere la prescrizione della pena, facendo ripartire i termini da quella data.
La Procura generale ha collegato in modo diretto la prescrizione della pena all’effettivo impegno dello Stato italiano nel darvi esecuzione. L’intervento davanti alla Corte d’Assise d’appello ha quindi riportato al centro del procedimento il valore dell’arresto provvisorio avvenuto in Francia e il suo impatto sul decorso dei termini di prescrizione. È noto che Ventura risiede da decenni in Francia, beneficiando della cosiddetta dottrina Mitterrand.
Le precedenti fasi giudiziarie del caso Ventura
Il nuovo esame del caso giunge a seguito di una decisione della Corte di Cassazione che, nel mese di aprile, ha annullato con rinvio la precedente pronuncia della Corte d’Assise d’appello di Milano. Tale pronuncia, risalente a settembre 2025, aveva a sua volta confermato un’ordinanza del 2024 con la quale era stata dichiarata l’estinzione per prescrizione della pena di 14 anni a carico di Ventura.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dalla procuratrice generale Francesca Nanni, contestando l’ordinanza che aveva riconosciuto la prescrizione.
La precedente decisione dei giudici milanesi aveva accolto la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Davide Steccanella. L’effetto pratico di quella decisione, come indicato nel procedimento, sarebbe stata la facoltà di Ventura di rientrare in Italia da uomo libero, una prospettiva ora rimessa in discussione dal nuovo pronunciamento della Cassazione e dall'attuale dibattito in Corte d'Assise d'appello.