A Catanzaro, l’11 settembre 2026, il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, è intervenuto sulla tragica scomparsa di Denise, figlia della nota testimone di giustizia Lea Garofalo. Monsignor Savino ha espresso un profondo pensiero di perdono nei confronti di Denise e ha sollevato un interrogativo cruciale sul ruolo che la società civile e la Chiesa avrebbero potuto svolgere per offrirle un adeguato accompagnamento.

Le Riflessioni di Monsignor Savino

Nel suo intervento, il vescovo ha pronunciato parole significative: “chiedere perdono a Denise”.

Ha sottolineato le possibili lacune negli atteggiamenti propositivi e nell’accompagnamento della persona, sia all’interno della società civile che nel contesto ecclesiale. La sua riflessione si è intrecciata con le dolorose vicende della madre di Denise e con il gesto estremo del suicidio, da lui definito una vera e propria violenza contro sé stessi. In questo contesto, Savino ha posto una domanda retorica e toccante: “cosa potevamo fare e non abbiamo fatto”.

Monsignor Savino ha lanciato un appello per una maggiore vigilanza e una più stretta collaborazione tra le diverse componenti sociali. Il messaggio conclusivo del suo discorso ha richiamato con forza i principi di legalità e giustizia intesi come responsabilità collettiva, evidenziando la necessità di prevenire il ripetersi di tragedie simili a quelle associate ai nomi di Lea e Denise.

L’intervento del vicepresidente della Cei è rimasto focalizzato sulla morte di Denise e sull’importanza di un impegno condiviso in termini di accompagnamento, prevenzione e responsabilità.

La Tragica Scomparsa di Denise

Denise aveva 35 anni, la stessa età della madre Lea Garofalo al momento del suo assassinio. Viveva ad Ariccia insieme al suo compagno e al figlio. La sua morte è avvenuta in seguito a una caduta dal terzo piano della palazzina in cui risiedeva. Soccorsa sul posto con l’intervento dei carabinieri, è stata successivamente trasportata all’ospedale San Camillo di Roma, dove purtroppo è deceduta.

In relazione a questi fatti, la procura di Velletri ha prontamente aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti.

Le autorità giudiziarie hanno disposto l’autopsia sul corpo di Denise e il sequestro del suo telefono cellulare per approfondire le indagini. Il procedimento è seguito dal pubblico ministero Domenico Vicario, sotto la guida del procuratore Carlo Villani.

Il Legame Indissolubile con la Storia di Lea Garofalo

Lea Garofalo è riconosciuta come uno dei simboli della ribellione alle mafie, una figura emblematica nella lotta contro la criminalità organizzata. Nel 2002, prese la coraggiosa decisione di diventare testimone di giustizia, entrando così in un programma di protezione. La sua vita fu tragicamente interrotta nel 2009, quando venne assassinata per mano della ’ndrangheta, un atto brutale che scosse profondamente l’opinione pubblica.

Denise, sua figlia, aveva avuto un ruolo significativo nel processo per l’omicidio della madre. Si era costituita parte civile contro il padre, Carlo Cosco, contribuendo con la sua testimonianza a cercare giustizia per Lea. La sua scomparsa riaccende l’attenzione sulle complesse e dolorose vicende che hanno segnato la sua famiglia, sottolineando il peso delle scelte e delle conseguenze nella lotta contro la criminalità organizzata.