Un'ondata di commozione e sollievo ha avvolto la famiglia del piccolo Younes a Torino, in seguito al suo atteso rientro in Italia. Il 4 settembre 2026, l'aeroporto di Caselle è stato teatro di un momento carico di emozione, dove Mounsiff Rafia, zio del bambino, ha atteso il nipote direttamente sulla pista. Le sue parole, pronunciate tra le lacrime, hanno espresso la profonda felicità per questo primo, cruciale risultato, raggiunto dopo settimane di angoscia e incertezza. Il trasferimento di Younes nel suo Paese è stato descritto da Rafia come una vera e propria vittoria, paragonabile all'emozione di vincere la Champions League, un'immagine potente che sottolinea l'intensità del percorso affrontato.
Nonostante la gioia per il ritorno, Mounsiff Rafia ha tenuto a precisare che la battaglia per la piena ripresa di Younes è tutt'altro che conclusa. "Dobbiamo ancora combattere", ha dichiarato, evidenziando le persistenti difficoltà e la necessità di continuare a lottare per il benessere del bambino. Questo rientro, seppur fondamentale, rappresenta solo un passo in un cammino ancora lungo e impegnativo per la famiglia, che ora può contare sulla vicinanza dei propri cari per affrontare le prossime sfide.
Il piccolo Younes, o Youness come talvolta indicato, è un bambino di sei anni residente con la sua famiglia a Brandizzo. La sua vacanza sul Mar Rosso, nella rinomata località di Sharm El Sheikh, è stata tragicamente interrotta da un grave incidente in piscina.
La dinamica dei fatti, così come ricostruita, narra di un momento di distrazione: il padre si era allontanato brevemente per prendere una bottiglietta d'acqua. Al suo ritorno, la scena che si è presentata è stata drammatica: il figlio giaceva a terra, sul bordo della vasca, privo di sensi e circondato da turisti allarmati.
L'impatto violento alla testa ha reso immediatamente critica la situazione del bambino. Sul posto sono stati prontamente effettuati tentativi di rianimazione, nel disperato tentativo di stabilizzare le sue condizioni. Successivamente, Younes è stato trasferito d'urgenza all'ospedale internazionale Piramide di Sharm El Sheikh, dove è stato ricoverato in terapia intensiva a partire dal 3 agosto.
Qui ha trascorso settimane cruciali, lottando per la vita, in attesa di poter fare ritorno in patria.
Il Rientro a Torino e l'Assistenza Sanitaria
Il tanto atteso trasferimento in Italia si è concretizzato a circa un mese di distanza dal tragico incidente. Dopo aver ricevuto il via libera dai medici egiziani, che hanno valutato le condizioni di Younes idonee per un viaggio sanitario, l'ospedale Regina Margherita di Torino ha confermato la sua disponibilità ad accogliere il piccolo paziente. L'aereo, con a bordo il bambino e un'équipe medica dedicata, è atterrato all'aeroporto di Caselle intorno alle 22, segnando un momento di svolta fondamentale nel suo percorso di cura.
Ad accogliere Younes e la sua scorta medica sulla pista c'erano lo zio Mounsiff Rafia e la madre, visibilmente provati ma sollevati.
Il padre, a causa di specifiche esigenze legate alla presenza del personale sanitario a bordo del volo, non ha potuto viaggiare con loro, ma era atteso in giornata per ricongiungersi alla famiglia e al figlio, ora finalmente sotto le cure di specialisti italiani.
Un aspetto particolarmente gravoso per la famiglia di Younes è stato quello relativo ai costi del trasferimento e delle cure. La mancata stipula di un'assicurazione di viaggio prima della partenza per la vacanza ha comportato che tutte le spese, sia quelle relative al lungo ricovero presso la clinica di Sharm El Sheikh sia quelle per il complesso viaggio di rientro, fossero interamente a carico dei familiari. Questa situazione ha spinto il padre di Younes a lanciare un accorato appello pubblico, chiedendo aiuto per poter riportare il figlio in Italia e garantirgli le migliori cure possibili.
Fortunatamente, la vicenda di Younes ha toccato il cuore di molte persone, innescando una vasta e sentita mobilitazione solidale. Attorno al caso si è sviluppata una significativa raccolta fondi, con l'obiettivo di sostenere l'assistenza medica e logistica necessaria al bambino. Questa ondata di generosità ha dimostrato la vicinanza della comunità e ha offerto un prezioso supporto alla famiglia in un momento di estrema difficoltà.