A Bologna, il 2 ottobre 2026, si è registrato un nuovo sviluppo nella vertenza dei giudici ausiliari di Corte d’appello. Una loro rappresentanza è stata ricevuta al Ministero della Giustizia, dopo il presidio del 30 settembre a Roma. Al centro della discussione, la scadenza del servizio fissata al 31 ottobre 2026 e la richiesta di conferma, proroga e stabilizzazione degli incarichi.

Gli ausiliari, un gruppo ormai inferiore a 200 unità, hanno operato nelle Corti d’Italia per quasi undici anni. La loro retribuzione, un'indennità lorda di 200 euro per sentenza pubblicata, non include contributi previdenziali né altre tutele.

Le loro mansioni comprendono trasferte, partecipazione a udienze e camere di consiglio, sostituzioni di consiglieri e redazione di provvedimenti.

Incontro al Ministero: proroga e riforma

L'incontro si è svolto con Federico Carrai, capo della segreteria del sottosegretario Alberto Balboni. Carrai ha indicato come priorità governativa una nuova riforma complessiva della magistratura onoraria, che includerebbe anche i giudici ausiliari di Corte d’appello.

Per evitare la decadenza al 31 ottobre 2026, Carrai ha assicurato una proroga come soluzione ponte. Questa proroga è funzionale alla procedura di conferma e stabilizzazione, sebbene il servizio futuro potrebbe non proseguire presso le Corti d’appello.

La richiesta di stabilizzazione e il contributo all'arretrato

I giudici ausiliari hanno ribadito la richiesta di stabilizzazione, sul modello dei colleghi posti in ruolo a esaurimento. Hanno evidenziato il loro contributo alla riduzione dell'arretrato: statistiche ministeriali (luglio 2026, riferite al 2025) attribuiscono al loro lavoro di quasi undici anni un dimezzamento dell'arretrato nelle Corti d'appello.

Nel corso degli anni, la categoria ha presentato numerose istanze per la conferma in servizio e una disciplina ordinamentale. La scadenza del 31 ottobre 2026 rimane un termine critico per il loro futuro professionale.