Il Tribunale di Napoli Nord ha condannato a tre anni di carcere Vittorio De Luca, 75 anni, per un grave episodio avvenuto il 28 settembre 2025. L'uomo è stato riconosciuto colpevole di stalking con l'aggravante del metodo mafioso, per aver consegnato una busta contenente un proiettile a don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo a Caivano, durante la distribuzione dell'Eucaristia. L'atto, che ha destato profonda preoccupazione, si è consumato nella chiesa situata a fianco del noto Parco Verde, un'area ad alta densità criminale.
De Luca, dopo aver compiuto il gesto, si era allontanato rapidamente, ma era stato prontamente bloccato e arrestato dalle forze dell'ordine poco dopo l'accaduto.
La condanna inflitta a De Luca, attualmente agli arresti domiciliari, assume un peso significativo anche per la sua parentela: l'uomo è infatti il suocero di Domenico Ciccarelli, figura indicata come boss di Caivano. La sentenza è giunta al termine di un processo celebrato con rito ordinario, che ha visto una rapida definizione rispetto alla data del fatto. Il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto una pena più severa, pari a quattro anni e otto mesi di reclusione, evidenziando la gravità delle accuse.
La difesa annuncia appello e contesta l'aggravante mafiosa
L'avvocato Gabriele Roberto Cerbo, legale difensore di Vittorio De Luca, ha già preannunciato l'intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza. Il difensore ha espresso perplessità in merito all'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, ritenendola non pienamente giustificata nel contesto specifico. Un altro punto cruciale sollevato dalla difesa riguarda il mancato riconoscimento, da parte del tribunale, di ben cinque perizie precedenti, relative ad altri processi affrontati da De Luca, le quali avevano tutte dichiarato il 75enne incapace di intendere e di volere. Tuttavia, nel procedimento che si è concluso con la condanna, è risultata determinante una nuova perizia, specificamente disposta dai giudici del Tribunale di Napoli Nord.
Questa perizia ha chiaramente attestato la capacità dell'imputato di intendere, di volere e di stare in giudizio, confutando le precedenti valutazioni e fornendo una base solida per la decisione della corte.
Il dispositivo della sentenza ha stabilito, oltre ai tre anni di reclusione, anche una serie di misure accessorie significative. Tra queste, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, il pagamento di tutte le spese processuali e la confisca dell'ogiva, ovvero il proiettile sequestrato al momento dell'arresto. I giudici hanno specificamente riconosciuto l'aggravante prevista dall'articolo 416 bis.1 del codice penale, che disciplina le condotte con finalità mafiose, escludendo al contempo la recidiva reiterata.
Le motivazioni complete che hanno portato a questa decisione saranno depositate entro i prossimi 60 giorni, fornendo ulteriori dettagli sulle basi giuridiche della condanna.
Il gesto intimidatorio nella chiesa di Caivano
L'episodio contestato, che ha portato alla condanna di De Luca, si è verificato in una domenica mattina, il 28 settembre 2025. Durante la celebrazione della messa, Vittorio De Luca si è avvicinato all'altare e ha consegnato direttamente al sacerdote, don Maurizio Patriciello, un plico. All'interno di questo pacchetto era contenuto un proiettile calibro 9x21, un gesto chiaramente intimidatorio e minaccioso. La contestazione mossa all'imputato non riguarda direttamente la sua appartenenza alla criminalità organizzata, bensì gli atti persecutori aggravati dal metodo mafioso.
Questo significa che, pur non essendo stato provato un legame diretto con un clan, il gesto è stato interpretato come un'azione volta a incutere timore e a esercitare una pressione tipica delle dinamiche mafiose. La parentela stretta con Domenico Ciccarelli, indicato come un esponente di spicco della criminalità locale, è stata considerata uno degli elementi che hanno contribuito a configurare tale aggravante, rafforzando l'interpretazione del gesto come un messaggio intimidatorio con risvolti di stampo mafioso.