Il 6 ottobre 2026, la quinta sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata in via definitiva sui ricorsi relativi al processo per la presunta infiltrazione mafiosa del clan dei Casalesi a Eraclea, nel Veneziano. La Suprema Corte ha confermato l'impianto accusatorio e la condanna a trent'anni di reclusione per Luciano Donadio, considerato il presunto boss. Per Raffaele Buonanno, indicato come suo braccio destro, la pena è stata ridotta a ventinove anni e sei mesi.

Il procedimento ha coinvolto circa una trentina di imputati. Per due di essi, entrambi direttori di banca, la Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo processo d'appello.

Questa decisione della Suprema Corte segue il giudizio della Corte d'Appello di Venezia, che nel giugno del 2025 aveva inasprito le pene rispetto al primo grado.

Le condanne confermate e le posizioni riesaminate

In appello, Luciano Donadio, assistito dagli avvocati Giovanni Gentilini e Renato Alberini, era stato condannato a trent'anni di reclusione, un inasprimento rispetto ai ventisei anni del primo grado. La Cassazione ha confermato i trent'anni per Donadio, mentre ha rideterminato la pena per Raffaele Buonanno a ventinove anni e sei mesi. La posizione dei due direttori di banca, invece, tornerà davanti ai giudici d'appello per un nuovo esame.

L'inchiesta e il contesto giudiziario

Il processo è scaturito da un'inchiesta dei pm di Venezia Roberto Terzo e Federica Baccaglini, incentrata sulla presunta presenza del clan dei Casalesi a Eraclea e le condanne della Corte d'Appello di Venezia.

Nel percorso giudiziario precedente, era stata anche confermata l'assoluzione dell'ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre.

Le implicazioni territoriali e la conferma dell'accusa

La vicenda giudiziaria ha avuto come riferimento territoriale Eraclea, nel Veneziano, e gli uffici di Venezia. Rilevante è la menzione di Luciano Donadio al processo svoltosi nell'aula bunker di Mestre. La decisione della Cassazione, dopo i ricorsi d'appello, ha lasciato invariato il nucleo centrale dell'accusa, con la piena conferma dell'associazione mafiosa, come indicato nel titolo.

Il quadro definito dalla decisione della Suprema Corte distingue le diverse posizioni processuali degli imputati, fornendo una chiara direzione per i futuri sviluppi, specialmente per i due direttori di banca la cui posizione sarà riesaminata.