Quattro sanitari sono stati indagati nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria che mira a fare piena luce sulla tragica morte di un neonato, deceduto a fine marzo 2024, poco più di un mese dopo la nascita. Il decesso è avvenuto a seguito di gravi complicazioni post parto presso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, nel Napoletano.
Il 7 ottobre 2026, la Procura di Torre Annunziata ha ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale l’emissione di un’ordinanza cautelare, prontamente eseguita dagli uomini del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata.
I provvedimenti hanno interessato tre medici e un’ostetrica, tutti in servizio all’epoca dei fatti presso il presidio ospedaliero stabiese.
Le gravi ipotesi di reato contestate agli indagati, a vario titolo, includono la responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, la falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale, la frode in processo penale e il depistaggio. Per il primario pro tempore del reparto di Ginecologia del San Leonardo è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Per gli altri due medici e per l’ostetrica, invece, è stata applicata, per la durata di dodici mesi, la doppia sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio ricoperto.
Le indagini sul decesso e le presunte condotte
L’indagine ha preso avvio dal drammatico decesso del neonato, avvenuto a fine marzo 2024 dopo il parto nella struttura sanitaria di Castellammare di Stabia. Il bambino era stato ricoverato immediatamente in terapia intensiva a causa delle gravi complicazioni intervenute subito dopo la nascita. L’attività investigativa si è concentrata sia sulle circostanze precise del parto sia sulle condotte successive attribuite al personale sanitario coinvolto, con particolare attenzione a eventuali tentativi di occultare responsabilità e di alterare il quadro probatorio.
La Procura contesta che il personale sanitario avrebbe cagionato per colpa la morte del neonato e, successivamente, avrebbe posto in essere condotte finalizzate a nascondere le proprie responsabilità.
Nel provvedimento cautelare viene richiamata, tra gli elementi contestati, anche la presunta creazione artificiosa di un nodo al cordone ombelicale. Questo elemento sarebbe stato destinato a rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi, al fine di escludere loro responsabilità. A rafforzare i sospetti, il cordone e la placenta sarebbero stati smaltiti immediatamente, una condotta ritenuta non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite all’interno dell’ospedale e potenzialmente volta a eliminare prove.
Alterazioni della documentazione clinica e delle prove
Un altro aspetto cruciale dell’inchiesta riguarda la documentazione sanitaria. Agli indagati viene contestata la presunta alterazione di tali atti, un elemento chiave per le accuse di falsità in atto pubblico e frode processuale.
Le indagini mirano a stabilire se e come la documentazione clinica sia stata modificata per influenzare l’esito di eventuali accertamenti o per nascondere anomalie, configurando così un tentativo di depistaggio e di frode in processo penale. L'obiettivo sarebbe stato quello di ostacolare la corretta ricostruzione dei fatti e l'accertamento delle reali responsabilità.