Gilberto Cavallini, ex membro dei Nar e condannato in via definitiva per la strage di Bologna, si trova al centro di una controversia legata alla sua detenzione. L'uomo, attualmente detenuto in regime di isolamento, desidererebbe partecipare alla messa in carcere, ma il rito religioso gli viene negato. La vicenda emerge in un contesto di restrizione detentiva, seguita al suo rientro in carcere dopo la revoca di precedenti benefici.

Il 7 ottobre 2026, il suo difensore, l'avvocato Gabriele Bordoni, ha sollevato la questione, rendendo noto di aver richiesto chiarimenti sia al magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia sia alla direzione del carcere di Parma.

Cavallini è stato trasferito in quest'ultimo istituto penitenziario a partire da luglio. L'avvocato ha specificato di aver domandato agli uffici competenti i motivi di questa specifica restrizione, ma, a suo dire, non ha ricevuto alcuna risposta. La richiesta è focalizzata sulla possibilità per il detenuto di prendere parte alle celebrazioni religiose all'interno della struttura carceraria. Questo caso si inserisce pienamente nella condizione detentiva di isolamento diurno, una misura legata alla nuova condanna all'ergastolo e alla conseguente applicazione della sanzione penale.

Le richieste del difensore e la posizione del comitato di solidarietà

Il tema della partecipazione alla messa non è stato sollevato unicamente dal legale di Cavallini, ma anche da un comitato in solidarietà con l'ex Nar.

Il comitato ha descritto Cavallini come una persona profondamente credente, sottolineando l'importanza cruciale della celebrazione eucaristica come forma di sostegno spirituale, specialmente nella solitudine imposta dal regime di isolamento. La domanda centrale posta dal comitato riguarda la compatibilità tra l'isolamento diurno e la vita religiosa all'interno dell'istituto: "L'isolamento diurno comporta davvero necessariamente l'esclusione dalla vita religiosa dell'istituto?".

Oltre alla questione della messa, l'avvocato Bordoni ha presentato un'ulteriore richiesta di chiarimenti riguardante il trasferimento di Cavallini dal carcere di Rebibbia a quello di Parma. Il difensore ha sollecitato l'indicazione dei motivi alla base dello spostamento del suo assistito.

Anche su questo punto, nonostante diversi solleciti, non è stata fornita alcuna risposta. La situazione attuale si articola quindi su due piani distinti e irrisolti: la possibilità di partecipare ai riti religiosi e le motivazioni dietro il trasferimento tra i diversi istituti penitenziari.

Il ricorso alla Corte europea e la revoca dei benefici

In un contesto più ampio, Cavallini ha deciso di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Questa iniziativa è stata intrapresa dopo il rigetto, avvenuto nel luglio scorso da parte della Cassazione, del ricorso presentato contro una decisione del tribunale di Sorveglianza di Perugia. Tale decisione riguardava la revoca dei benefici precedentemente ottenuti, un provvedimento che ha determinato il suo rientro in regime di isolamento e che costituisce un elemento chiave della sua attuale condizione detentiva.